God Save The New Punk!

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Io ho un amico. Sì certo, e chi non ce l’ha un amico? Il mio amico però, è famoso e non perché passa il suo tempo sui Social per diventare influencer. Se mai un giorno, si mettesse a fare una cosa del genere, lo cancellerei dalle mie amicizie. No, il mio amico è famoso perché è bravo. Ha passato l’intera sua vita a conquistarsi una solida reputazione, ottenuta a suon di risultati e successi. Tutti meritati.
Per questo sono molto orgoglioso e onorato di essergli amico, anche se tifiamo due squadre di calcio diverse, cosa che, per altro, è anche motivo di divertimento e sfottò reciproci. E ci siamo visti anche un sacco di partite allo stadio, nei nostri derby personali ma la nostra amicizia però, si è cementata grazie alla Musica. Quella bella, naturalmente. Quella che piace a noi e che continuiamo ancora oggi scambiarci attraverso i video di Youtube, quasi che fossero come le figurine dei calciatori Panini: celo, celo, manca, manca. La Musica che oggi, entrambi, chiamiamo “New Punk“.

Punk Old School e New Punk
ma non sono la stessa cosa?

Sì, perché non vi può essere distinzione tra Buzzcocks, Sex Pistols o The Damned nel confronto con Idles, Sleaford Mods, slowthai, così come non c’è ne può essere per alcuni artisti della nuova scena rap/trap italiana. Anche se la nostra situazione musicale è sempre in forte ritardo e come arroccata in una sua bolla.

Magari, nei ’70, in quelle provocazioni c’era molto più situazionismo di oggi, anche se l’Internazionale Situazionista si era spenta qualche anno prima. O forse nel Punk dei Sex Pistols, la corrente artistico culturale, aveva trovato nuove forme d’espressione dentro quel nuovo manifesto dal titolo Anarchy in the UK.

New Punk Have The Power

Insomma, l’attacco alle forme totalitarie d’ogni parte del mondo continuava ma solo con mezzi diversi. Del resto, è solo così che nella comunicazione si determinano le evoluzioni e si creano nuove correnti culturali. Da lì poi, arrivare alla musica, la forma più popolare di comunicazione, è un attimo.

È l’America, nel bene e nel male, il punto da cui tutto si genera. Dove si crea quella chimica che porta alla nascita di strani ibridi stilistici. Perché l’America aveva, ed ancora conserva, il terreno giusto che permette alle musiche di trasformarsi.

New York, New York

Ma sarebbe più giusto, anziché parlare di America in genere, chiudere l’obiettivo della nostra macchina fotografica su un città in particolare, dove tutto ebbe inizio: New York.

Manchester, Manchester

Non c’è dubbio che a New York il Punk abbia fatto sentire la sua voce e da lì siano anche partiti tutti i “New” e i “Post” che si possano immaginare. Basterebbe, per dire, citare il CBGB e chiuderla lì.
Non c’è dubbio, si diceva ma certo non possiamo far finta che in Inghilterra siano accadute, per noi europei, le cose più importanti dopo i Beatles, i Rolling Stones e David Bowie. E se molti di voi pensano a Londra, per molti altri, il centro di quel mondo si è sempre trovato a Manchester con la Factory e The Hacienda ma giusto per dire.

Berlin, Berlin

Ok, dai, ora la smetto ma era solo per arrivare in fondo a questo articolo e introdurre il luogo, la città da cui (ri)partire per costruire il percorso che ci dovrebbe portare a scoprire le vie del nostro New Punk. In questo contesto, ben più di New York o Londra/Manchester, Berlino è senza dubbio una tappa fondamentale. Prima e dopo il Muro.

Quello che mi stavo chiedendo cioè, è se noi in Italia, siamo mai riusciti a fare qualcosa di buono. Un po’ come accaduto con l’arrivo del Reggae nel nostro paese.

Se cioè, tolto Sanremo, il Festivalbar e quell’odiosissimo Tele Gattone, in quei maledetti e terribili anni ’80, qualcosa di cui andare fieri, siamo riusciti a “creare” anche noi. Insomma, Il nostro New Punk d’ogni tempo.

Neo Situazionismo o New Punk?

Ho pensato a lungo a questa cosa e certo non si può negare che l’esibizione di Achille Lauro nel Sanremo di inizio anno, di situazionismo ne abbia tirato giù a “sbadilate” da quel camion. Non certo come il Vasco Rossi di Vita Spericolata, ma diamogli tempo.

Quindi, alla fine ho concluso e non perché sia pur in piccola parte, un ruolo me lo sono ricavato anch’io, che sì, qualcosa di buono lo abbiamo fatto. Oggi, l’unica vera questione interessante è se, come in Inghilterra, anche noi, in Italia, possiamo trovare il nostro New Punk. Ma forse è bene (ri)cominciare dall’inizio.

Largo all’avanguardia

Comunque tu la pensi, se vogliamo scrivere la storia dell’Underground italiano, non possiamo che iniziare da una città, Bologna e da un gruppo: gli Skiantos.

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Massimo Siddi
Una vita dedicata alla radio e al mondo dell'intrattenimento e spettacolo. Esordisce giovanissimo nel 1977 in una piccola radio del bolognese (Radio Centrale International) per poi entrare a far parte di molte importanti radio locali bolognesi e non come Radio PlayStudio, Ciao Radio, Punto Radio Bologna, LatteMiele l'Italiana, Radio Malibù, MondoRadio Network, Radio Bologna Uno, Radio Città Fujiko 103.1. È stato uno dei DJ del mitico Q.BO' di Bologna, primo locale multimediale in Italia che ha preceduto e influenzato la scena "clubbing" degli anni '90. Da sempre alternativo al modo "classico" di proporsi in radio, affronta le sue trasmissioni sempre e solo in modo espressivo. Chi lo ascolta in radio, sa che se un disco è nuovo, prima lo suona lui. Fondatore di Radio Atlantide, autore e conduttore de LNWSI La New Wave Sono Io! in onda su Radio Atlantide e in FM su Radio Città Fujiko 103.1 di Bologna. Co-Founder di CONNECT(ED) PEOPLE Un Progetto per Mettere in Comunicazione le Persone.
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