Route 66, la Via Emilia americana

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la Route 66 e la Via Emilia sono due grandi strade, famose in tutto il mondo. Forse più la prima che la seconda – ma che te lo dico a fare – ma se teniamo conto che la nostra Via Emilia fu costruita nel 189 A.C. mentre la Route 66 solo nel 1926, possiamo dire che a strade siamo arrivati prima degli americani. La Via Emilia poi, esiste ancora mentre la Route 66, no.
Uno a Zero per noi, palla al centro e pedalare.

Averci messo poi sopra per primi il Blues, il Rhythm & Blues, il Rock e tutto il resto, non inganni, è solo Marketing e comunque anche noi di cose buone ne abbiamo fatte. E mica poche.

Già in piena epoca Beat, infatti, i Nomadi consumavano chilometri e chilometri d’asfalto, su e giù per la Via Emilia. Da Reggio Emilia a Rimini, dalla Riviera Romagnola alla conquista del mondo.
All’inizio più che altro erano coverDonna di Dion & the Belmonts, Come potete giudicar/The Revolution Kind di Sonny Bono – ma nell’Italia degli anni ’60 funzionava così: si prendeva un brano tra quelli belli, americano o inglese e gli metteva sopra un testo in italiano per assicurarsi il successo dell’estate. Anche i Nomadi non sfuggivano alla regola ma poi arriva Guccini, il “maestrone” e la musica cambia.

Ai Romani, comunque, la Via Emilia serviva per collegare Rimini a Piacenza, senza troppe curve, dritta come un fuso. Per quale ragione? Semplice, quella enorme tavola verde era tutta Gallia Cispadana, per lo meno fino al Po e ai Romani serviva tutto quel ben degli Dèi da sfruttare. Troppe bocche da sfamare, troppe conquiste da… conquistare.
La Route 66, al contrario, venne usata come fuga dai “Dust Blow“, una sorta di tempesta di polvere che colpì gli Stati centrali degli USA e il Canada tra il 1931 e il 1939.

Dust Blow sulla Route 66, Nebbia sulla Via Emilia

Lasciamelo dire, i contadini americani, i farmers, senza offesa, di agricoltura non ci hanno mai capito un cazzo. Questi avevano enormi estensioni di terra selvaggia che aravano avanti e indietro come se non ci fosse un domani. Mai una rotazione delle coltivazioni e figurati se lasciavano riposare la terra! Toglievano l’erba che tratteneva l’acqua; basta una siccità e la terra di trasforma in sabbia, polvere che il vento alza in enormi nubi. E noi invece, con la nebbia ci abbiamo tirato su una nazione intera.
Nel 1939, per dire, a Chicago si abbatté un Dust Blow apocalittico, tanto che i concittadini dei Blues Brothers si ritrovarono, a cranio, con un chilo e otto di sabbia nelle mutande.

La Route 66, diversamente dalla Via Emilia collegava Chicago alla spiaggia di Santa Monica, Los Angels. Perché proprio quella spiaggia lì, non so dire ma credo che la logica suggerisca che se arrivi, per esempio, a Riccione, mica ti fermi in Viale Ceccarini. A quel punto, tiri dritto e parcheggi la Buick direttamente in spiaggia che tanto, negli anni ’40 si poteva fare.

In entrambi i casi, comunque, “lì nel mezzo” c’è sempre stata un sacco e una sporta di gran bella musica.

(Get Your Kicks On) Route 66

Contrariamente a quanti forse pensano, (Get Your Kicks On) Route 66 non fu scritta da Chuck Berry che la incise solo nel 1961. (Get Your Kicks On) Route 66, fu scritta da Bobby Troup nel 1946 anche se poi la propose, subito, a Nat King Cole. E anche questa era una cosa normale, a quei tempi.

Bobby Troup era un musicista, un pianista Jazz. Autore, compositore e cantante ma è ricordato per essere stato un attore. Divenne molto famoso insieme alla moglie, l’attrice Julie London, interpreti nei primi anni ’70, di “Emergency“, una serie TV. Fa conto, un specie di ER Medici in Prima Linea ma senza George Clooney, o forse una Grey’s Anatomy ante litteram. Non so.

Sta di fatto che quella canzone, scritta su un arrangiamento Blues di dodici battutee gallina beccami se so spiegare cosa vuole dire – fece un gran successo. Tanto che, nel corso degli anni, fu oggetto di decine e decine di cover.

La incise Chuck Berry, il padre del Rock’n’Roll come detto e ancora poi, i Rolling Stones, Them, Dr. Feelgood, Manhattan Transfer, i Cramps, fin anche i Depeche Mode e chissà quanti altri ne ho dimenticati.

Il brano è una sorta di diario di viaggio sulla “Mother Road“, che parte da Chicago e arriva in California scandendo, tappa dopo tappa, ogni città toccata. E poi, mi piace immaginare che una volta arrivato, Bobby inverte la marcia della sua Buick del ’41 per fare ritorno nell’Illinois. cantando Sweet Home Chicago come i Blues Brothers per sfuggire dalla Polizia. Cazzo, non si parcheggia la Buick in spiaggia!!!

Reggio Emilia, la St. Louis della pianura

Ma c’è un punto della Route 66, dove la strada attraversa un grande fiume. Quel punto è St. Louis, Missouri e sotto quel ponte scorre il Mississipi. Quelle acque hanno trasportato fin giù nel Delta centinaia di artisti e suoni strepitosi e molti loro, risalendo la corrente nel senso contrario, hanno fatto lo stesso.

La storia di Ike & Tina Turner, per dire, è iniziata a St. Louis ma se non vi basta, Chuck Berry è proprio di St. Louis, così mettiamo a tacere ogni obiezione.

C’è un punto della Pianura Padana, dove il Po piega verso Sud, a Boretto, quasi a voler toccare Reggio Emilia. E in questo gioco di combinazioni, va da se che Reggio Emilia è la St. Louis della Pianura Padana. Anzi no, è vero il contrario, visto che la città emiliana venne fondata da Marco Emilio Lepido, ovvero il costruttore della “Mother Road” padana, la Via Emilia.

Mi duole dirlo ma abbiamo appena segnato il Due a Zero. Questi americani proprio non ce la possono fare, arrivano sempre secondi. Ancora palla al centro.

Ci sono pochi dubbi a riguardo, a Reggio Emilia, dai paesi dell’Appennino e attraversando il nostro Mississipi padano, è confluito il meglio della musica italiana. Quella bella e fertile come la Pianura su cui si adagia. Fertile e pronta a rigenerarsi con nuovi frutti ad ogni stagione. E questo vale il Tre a Zero, partita chiusa.

Emilia Paranoica

Non c’è miglior citazione da fare in casi come questi, se non ricordare le parole di Massimo Zamboni che a sua volta, citava Giovanni Lindo Ferretti:

…facevamo un pezzo con la nostra batteria elettronica sfigatissima, che mandava un segnale molto fastidioso e fuori sincronia sparato a tutto volume, e Giovanni urlava “non a New York, non a Londra, non a Berlino, non a Parigi. a Fiorano, a Sassuolo, a Reggio, a Carpi“. e tutti i punkettoni erano colpiti un casino da quell’idea.

Naturalmente e vorrei vedere, non tutto succedeva a Reggio Emilia, Modena e dintorni. No, perché certo la Via Emilia serviva ai Romani per collegare Rimini a Piacenza ma il suo Omphalos, lo sanno tutti è Bologna. Poi si può essere o meno d’accordo e magari lo vedremo in altre occasioni ma a Bologna, tutti ci dovevano passare. Fa conto, anche gli U2 lo sapevano e infatti qui venivamo, mica Milano.

Comunque, a Francesco Guccini “non ci puoi andarci dirci a niente” (???). Voglio dire, uno che ha scritto quel che ha scritto, anche solo “ma se io avessi previsto tutto questo dati causa e pretesto“, lo devi solo ascoltare in silenzio, sempre. Dai, su.

“spesso mi chiedono se c’è un motivo per cui in questa zona nascano molti cantanti e musicisti. ognuno ha la sua teoria. Lucio Dalla sostiene che è merito della Via Emilia, che lega tutte le città che attraversa, creando un’unica metropoli che va da Piacenza a Rimini- io penso invece che c’entri la civiltà contadina, dove storicamente si canta molto. ognuno di noi è cresciuto in famiglie canterine, con passione per la musica e l’ascolto.”

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Massimo Siddi
Una vita dedicata alla radio e al mondo dell'intrattenimento e spettacolo. Esordisce giovanissimo nel 1977 in una piccola radio del bolognese (Radio Centrale International) per poi entrare a far parte di molte importanti radio locali bolognesi e non come Radio PlayStudio, Ciao Radio, Punto Radio Bologna, LatteMiele l'Italiana, Radio Malibù, MondoRadio Network, Radio Bologna Uno, Radio Città Fujiko 103.1. È stato uno dei DJ del mitico Q.BO' di Bologna, primo locale multimediale in Italia che ha preceduto e influenzato la scena "clubbing" degli anni '90. Da sempre alternativo al modo "classico" di proporsi in radio, affronta le sue trasmissioni sempre e solo in modo espressivo. Chi lo ascolta in radio, sa che se un disco è nuovo, prima lo suona lui. Fondatore di Radio Atlantide, autore e conduttore de LNWSI La New Wave Sono Io! in onda su Radio Atlantide e in FM su Radio Città Fujiko 103.1 di Bologna. Co-Founder di CONNECT(ED) PEOPLE Un Progetto per Mettere in Comunicazione le Persone.
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