Il rumore come lingua del presente
Il neo post-punk è un campo di forze. Tiene insieme band che nascono in città diverse e che condividono un modo di stare nel presente: chitarre taglienti, parole dette invece che cantate, il basso davanti a tutto, corpi che occupano il palco. E una attenzione politica che arriva dalla crisi climatica, dal lavoro, dall’alienazione digitale.
Questa Storia raccoglie i capitoli che seguono quel campo. Parte dal 1976 e dalle città inglesi dove il post-punk prende forma, attraversa il suono di oggi, si ferma sui corpi e sul concerto dal vivo, e arriva alla rotta italiana, che ha una geografia sua.
Si legge in due modi. Puoi seguire i capitoli nell’ordine in cui sono usciti, oppure attraversarli seguendo i legami dell’Atlante, che collega questa Storia alle altre attraverso i nomi, i luoghi e i temi che condividono. La mappa in fondo alla pagina tiene insieme i capitoli pubblicati e si aggiorna a ogni uscita.
Origini
Il punto di partenza è il 1976, e le città sono Manchester, Londra e Leeds. Lì il punk si scompone e diventa una lingua capace di usare il silenzio, la ripetizione, il parlato. Quello che nasce in quegli anni continua a lavorare sotto le band di adesso, e riconoscerlo cambia il modo di ascoltarle.
Dalle ceneri del punk, un nuovo incendio segue quella linea dal 1976 fino ai gruppi che oggi ne riscrivono il lessico.
Il suono di adesso
È il filone più popolato, e raccoglie il presente come materia. Il disincanto e il groove convivono, i testi diventano cronaca parlata, la crisi climatica e la vita davanti a uno schermo entrano nelle canzoni come contenuto e non come sfondo. La geografia si allarga: dall’Inghilterra all’Italia, passando per New York, Berlino e Tokyo.
Il rumore di adesso mette a fuoco il nucleo britannico tra disincanto, groove e visioni. Disordine controllato legge le urgenze dell’oggi attraverso quei suoni. Neo post-punk: galassie sonore, corpi mutanti, scene in movimento allarga lo sguardo alla rete globale che tiene insieme scene lontane.
Corpi in rivolta
Qui il suono diventa fisico. Il palco è il luogo dove la cosa accade davvero, e il corpo dell’artista funziona da manifesto: la voce che si spezza, il pubblico addosso, la fatica che resta visibile. È anche il punto in cui questa musica incontra la cronaca, con quello che dal palco arriva ai giornali il giorno dopo.
Dove finisce il suono, inizia il corpo racconta il live come esperienza e come scelta. Bob Vylan e IDLES: Corpi in Rivolta segue due formazioni che hanno fatto della fisicità una posizione, da Bob Vylan e il caso Glastonbury agli IDLES di Joe Talbot.
Rotta italiana
L’Italia ha una storia sua, e comincia prima. Negli anni 80 due etichette tengono i poli di quella geografia, IRA Records e Italian Records, e da lì parte una rete che attraversa i decenni e riemerge oggi in forme nuove. È la ramificazione che questa Storia tiene aperta, e che potrebbe prendere una strada propria.
Una rotta italiana traccia quella mappa, dalle radici degli anni 80 alle ramificazioni recenti.
Aree in esplorazione
Due territori appartengono a questa Storia e aspettano il loro capitolo. Restano qui dichiarati, così sai cosa arriverà.
Stati Uniti: corpo queer, suono urticante
Una linea che tiene insieme noise, identità LGBTQIA+, performance e fisicità, dal club al palco. Il modo americano di abitare questo campo ha una storia parallela a quella europea, con altri luoghi e altri corpi.
In esplorazione, prossimamente.
Estetica del dissenso: club, genere, identità
Gli spazi alternativi e le estetiche ibride, il punto in cui il suono incontra il corpo e prende forma di rifiuto. Il club come luogo politico, il genere come materiale di lavoro.
In esplorazione, prossimamente.
Una mappa per orientarsi nel rumore
Neo Post-Punk
La serie resta aperta. I capitoli si aggiungono seguendo il filo, e la mappa qui sopra li accoglie mano a mano che escono.
Per attraversare questa Storia insieme alle altre, il portale nell’Atlante è il Condotto Neo Post-Punk.
