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Ko de mondo: i C.S.I. alla fine della terra

Reading Time: 5 minutesNel 1994 esce il primo album del Consorzio Suonatori Indipendenti, composto e registrato in sei settimane a Le Prajou, nel Finistère, alla fine della terra. Un gruppo che aveva appena perso il proprio referente storico si dà la sigla dell’entità che aveva sostituito l’Unione Sovietica, e costruisce il proprio linguaggio dove nessuno stava guardando. Tre anni e mezzo dopo arriverà primo in classifica.

Copertina di Ko de mondo dei C.S.I., due occhi su fondo avorio e il titolo in corsivo calligrafico
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Il 28 agosto i C.S.I. tornano su un palco a Marzabotto, sul crinale di Monte Sole, dove nell’autunno del 1944 le SS uccisero 770 civili. Con loro Ferretti, Zamboni, Maroccolo, Magnelli, Canali e Ginevra Di Marco, insieme per la prima volta dopo venticinque anni. Il tour si chiama In viaggio.

Prima che succeda voglio tornare all’inizio, perché In viaggio è anche il titolo di una canzone del loro primo disco, e quel disco è il punto in cui tutta questa storia comincia.

Un nome che vale per due cose

Nel 1990 esce Epica Etica Etnica Pathos e i CCCP – Fedeli alla Linea si sciolgono. Il Muro era caduto l’anno prima, l’Unione Sovietica stava per dissolversi, e un gruppo che aveva costruito la propria identità sull’iconografia sovietica si trovava senza il proprio referente. A giugno era morto Ringo De Palma, arrivato dai Litfiba insieme a Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli. Dalla stessa provenienza viene anche Giorgio Canali, che dei Litfiba era il tecnico del suono e che nei CCCP entra come chitarrista.

Su Canali vale la pena fermarsi, perché la sua biografia dice qualcosa sul modo in cui quella scena era fatta. Nato a Predappio nel 1958, alla fine degli anni settanta canta nei gruppi punk della Romagna, tra cui i Potemkin, poi passa alla ricerca elettronica con i Politrio, di cui è leader e con cui pubblica un album nel 1986. Il banco del fonico arriva dopo la musica, e non prima. In quel mondo i ruoli erano intercambiabili per necessità, e chi montava il palco spesso era anche chi ci saliva sopra.

Quando quelle persone ripartono, si danno una sigla: Consorzio Suonatori Indipendenti.

C.S.I. è anche la sigla della Comunità degli Stati Indipendenti, cioè l’entità che nel dicembre 1991 subentra all’Unione Sovietica. Il gruppo che era stato l’URSS in musica prende il nome di ciò che l’URSS ha sostituito.

È la cosa più intelligente che abbiano fatto, e la fanno prima di suonare una nota. La perdita se la mettono nell’anagrafe.

Sei settimane, niente di pronto, e la Bretagna

L’idea della lavorazione è di Maroccolo, che nel gruppo è bassista e produttore, e ha una forma che oggi nessuna casa discografica approverebbe: si registra in sei settimane, non c’è ancora niente di scritto, e si va in Bretagna.

Il posto individuato è Le Prajou, un maniero nel comune di Saint-Jean-du-Doigt, dipartimento del Finistère, a poche centinaia di metri dal Mar Celtico. Lì il gruppo si chiude nell’agosto e nel settembre 1993. Le note di copertina dicono che il disco è stato composto, concepito, arrangiato, suonato e registrato in quel luogo e in quei due mesi.

Non è una residenza artistica nel senso che diamo oggi alla parola. È una comune, con giornate di prove lunghissime, passeggiate nei boschi, qualche puntata nelle città vicine, e una telecamera accesa che ne ricava un documento poi uscito in VHS e oggi in DVD, Ko de mondo, immagini sul finire della terra.

Finistère viene dal latino finis terrae, la fine della terra. Il gruppo sceglie il posto anche per questo.

Il titolo, e la trappola che contiene

Ko de mondo suona come una lingua inventata, e in parte lo è. Ma viene da Codemondo, che è una frazione del comune di Reggio Emilia, cioè dal cortile di casa di chi il disco lo stava facendo.

Ferretti ha spiegato la stratificazione più volte. Codemondo significa capo del mondo. Finistère è la fine della terra. E scritto in quel modo il titolo si può leggere anche come “k.o. del mondo: il mondo occidentale al tappeto”.

Tre significati in due parole, e tutti e tre veri contemporaneamente. Una frazione della provincia emiliana, l’estremità occidentale dell’Europa, e la diagnosi di un’epoca. È il metodo di quel gruppo in miniatura: il particolarissimo locale e la storia con la maiuscola tenuti insieme senza cedere di un centimetro né all’uno né all’altra.

Perché l’isolamento è la tesi del disco

Qui arrivo al punto per cui, secondo me, questo disco conta più di quanto la sua fama racconti.

Nel 1993 il rock alternativo italiano non ha un mercato. Non c’è una classifica da rispettare, non ci sono aspettative di vendita, non c’è un modello di successo a cui somigliare. Portare una band in un maniero bretone per sei settimane senza canzoni pronte è possibile proprio perché nessuno sta aspettando niente.

E il risultato è un disco che non somiglia a nulla di quello che si faceva in Italia. Rock d’autore, lontano dal punk, meditato, con i registri vocali di Ferretti che si spostano dal recitato al cantato al liturgico dentro lo stesso brano. Qualche critico dell’epoca reagì con una frase che dice tutto sul livello delle aspettative: ma allora questi sanno suonare.

Quello che segue è rapido. Lo stesso 1994 vede nascere il Consorzio Produttori Indipendenti, che con l’analogia tra le due sigle costruisce l’immagine di un movimento, e il cui primo titolo in catalogo è Catartica dei Marlene Kuntz. Nel 1995 arriva Materiale resistente. Nel 1996 Linea Gotica. Il 15 settembre 1997 Tabula rasa elettrificata arriva primo nella classifica italiana, davanti a Be Here Now degli Oasis.

Tre anni e mezzo dal maniero bretone alla vetta delle vendite. E ci arrivano senza avere cambiato nulla del proprio linguaggio, perché quel linguaggio lo avevano costruito quando nessuno guardava.

Questa è la ragione per cui l’isolamento del 1993 va letto come una scelta produttiva e non come un gesto romantico. Un gruppo che si forma dentro il mercato assorbe le regole del mercato. Un gruppo che si forma a settecento chilometri da qualsiasi discografico arriva al mercato con qualcosa che il mercato non sapeva di volere.

Cosa c’era intorno

Il disco esce all’inizio del 1994, e il contesto pesa su ogni traccia.

A poche centinaia di chilometri si combatteva la guerra nella ex Jugoslavia, e quella cronaca entra nel modo in cui il disco guarda ai confini dell’Europa. In Italia era in corso il crollo della Prima Repubblica, con Tangentopoli e la fine dei partiti che avevano governato per quarant’anni. Il mondo bipolare era finito da poco e nessuno sapeva ancora che forma avrebbe preso il successivo.

Non è un caso che quando Stefano Accorsi ha prodotto una serie televisiva intitolata 1994, l’abbia aperta con A tratti, che di Ko de mondo è la prima traccia. Quel passo marziale è diventato la sigla sonora di un anno in cui in Italia è cambiato tutto.

L’ascolto

A tratti per l’incedere marziale, che è quello che resta addosso. Occidente e Del mondo per il modo in cui il disco guarda alla propria civiltà. Finistère e La lune du Prajou perché portano il nome del luogo dentro la musica. Memorie di una testa tagliata per la scrittura.

E In viaggio, che è la traccia da cui trentadue anni dopo il gruppo ha preso il nome per tornare sul palco.

Il cerchio

Il tour del 2026 si chiama come una canzone del 1994, parte da Marzabotto e attraversa il paese fino a Catania. Cade nel trentennale di Linea Gotica, e si porta dietro un film diretto da Davide Ferrario, che dei C.S.I. aveva già filmato Materiale resistente.

Il festival che li ospita si chiama Lupo di Monte Sole, dal nome di battaglia del comandante della Brigata Stella Rossa, ucciso all’alba del 29 settembre 1944, nel primo giorno del rastrellamento. Per un gruppo che nel 1995 aveva curato Materiale resistente per il cinquantesimo della Liberazione, la scelta del luogo dice da sé di che cosa si tratta.

E il crinale di Monte Sole stava a ridosso della Linea Gotica, che è il titolo del disco di cui questo tour celebra il trentennale.

Una parte della critica indica qui il punto in cui comincia il rock italiano degli anni novanta. Un maniero bretone, due mesi, sei persone che arrivano senza avere ancora scritto niente.

Nota sulle date. Diverse fonti indicano il 19 gennaio 1994 come giorno di pubblicazione. Le note di copertina collocano composizione e registrazione nell’agosto e settembre 1993 a Le Prajou. Sull’anno di costituzione dei C.S.I. le ricostruzioni oscillano tra il 1990 e il 1992, verosimilmente per la distanza tra il momento in cui Ferretti e Zamboni decidono di ripartire e quello in cui la formazione si stabilizza.

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