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Quando la musica univa e la radio accendeva coscienze – il lungo addio a una comunità smarrita

Reading Time: 3 minutesIl Comitato delle Radio dell’EBU si è insediato con una priorità: difendere l’autoradio, un sistema di ascolto che rischia di scomparire. La radio senza autoradio, però, esiste già, e funziona. Quando un mezzo ha bisogno di un comitato che ne protegga il dispositivo, il problema sta altrove: riguarda cosa ascolterai, non da dove.

Radio Alice Studio

Di ignoto - , Pubblico dominio

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Difendere il cruscotto

Il Comitato delle Radio dell’EBU si è insediato con una priorità dichiarata: difendere l’autoradio, definita un sistema di ascolto che rischia di scomparire. La radio senza autoradio, intanto, esiste già.

I numeri che stanno dietro quella preoccupazione sono reali. Secondo Edison Research, la quota di ascolto radiofonico in auto è passata dal settantuno per cento del 2018 al cinquantanove per cento del 2023, mentre crescono podcast, streaming e assistenti vocali. Molte auto escono di fabbrica senza sintonizzatore FM o DAB. La regina del cruscotto rischia di diventare un reperto.

Marco Stanzani ha commentato la notizia con la domanda che l’organismo non si è posto: il destino della radio dipende davvero dalla sopravvivenza dell’autoradio.

Il guscio e il contenuto

La risposta la conosci già, perché non riguarda la radio.

Se un mezzo ha bisogno di un comitato che ne protegga il dispositivo di ascolto, il problema non sta nel dispositivo. Nessuno ha mai difeso il grammofono per salvare la musica. Difendi il contenitore quando il contenuto ha smesso di tenere in piedi la baracca da solo.

E la domanda vera è un’altra: cosa ascolterai. Un’autoradio che trasmette una playlist costruita per non disturbare fa lo stesso identico lavoro di un telefono che trasmette la stessa playlist. Cambia la scocca, la rotazione è quella.

Da dove viene questa mentalità

Paolo Morando, in ’80. L’inizio della barbarie, descrive il decennio in cui l’apparenza ha smesso di essere il rivestimento di qualcosa e ne è diventata la sostanza. Il decennio del disimpegno sociale, della politica dal respiro corto, dell’arrivismo sfrenato, in cui un buon 740 vale più di una fedina penale pulita e molta gente comincia a fare i soldi per mezzo dei soldi. La tv commerciale come specchio e moltiplicatore del costume nazionale.

È lì che la radio italiana ha imparato a ragionare per contenitori. Nascono in quegli anni le radio commerciali, le playlist studiate, le selezioni per target. L’ascoltatore diventa cliente, e lo speaker un venditore di sorrisi. Il mezzo smette di chiedersi cosa dire e comincia a chiedersi come impacchettare.

Quarant’anni dopo, l’esito di quella scuola è un comitato europeo che si preoccupa dei cruscotti.

Le radio senza autoradio esiste già

Poi ci sono le emittenti che quella preoccupazione non ce l’hanno, per il semplice motivo che non hanno mai avuto un cruscotto.

Le radio indipendenti abitano il cambiamento tecnologico invece di temerlo, perché la tecnologia non è mai stata il loro capitale. Il loro capitale è quello che va in onda. Cambia il tubo, cambia il protocollo, cambia il dispositivo: la domanda resta identica, e la risposta è nel palinsesto.

Radio Pirata – La Radio nella Radio è un progetto che risponde a quella domanda invece che alla precedente. Racconta la radio in tutte le sue forme, dalla commerciale alla comunitaria, dalle onde corte alle bande pirata, e tratta il mezzo come oggetto di racconto e non come infrastruttura da salvare. Va in onda su emittenti come Radio 100 Passi e Radio Grad. Nessuna preoccupazione per l’hardware, molta per cosa ci passa dentro.

Radio PIrata

Cosa facciamo noi

Per Atlantide la questione non si pone in termini diversi.

Ogni brano che mettiamo in onda è una scelta che qualcuno ha fatto e di cui nessuno ci chiede conto. Non pesa in rotazione, non converte, non sta in nessuna categoria. Esiste perché abbiamo deciso che valeva la pena farlo sentire.

Il che rende irrilevante la domanda dell’EBU. Ci ascolti da un telefono, da un browser, da un altoparlante improvvisato in una casa di campagna. Cambia il vettore, non cambia niente di quello che conta.

La crisi non è tecnica

Il declino dell’autoradio è il sintomo di una trasformazione dell’esperienza, non della tecnologia. La radio generalista ha perso il legame con chi ascolta perché ha smesso di fare il mediatore culturale e ha cominciato ad adattarsi a gusti precostituiti, trattando il pubblico come clientela.

Quando quel legame si spezza, il dispositivo diventa l’ultima cosa che ti tiene attaccato all’ascoltatore. E allora lo difendi, perché è rimasto solo quello.

Finché c’è qualcuno che si sintonizza per una ragione, la radio è viva. La ragione, però, gliela devi dare tu. Non te la dà il cruscotto.

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