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I Miei Dischi Alla Radio: Bandiera Bianca – Franco Battiato

Reading Time: 4 minutesBandiera Bianca, 1981, traccia trainante di La voce del padrone: un catalogo di citazioni che attraversa Dylan, Fusinato, Adorno, i Doors e arriva dritto al cuore degli anni Ottanta che stavano per cominciare. Il consumismo, la televisione come sostituto del pensiero, la politica come spettacolo demenziale. Battiato faceva attenzione. E l’attenzione, quando è abbastanza precisa, somiglia alla profezia.

Copertina del singolo Bandiera Bianca di Franco Battiato, EMI Italiana 1981
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Avevo in “canna” Bandiera Bianca di Franco Battiato per “I Miei Dischi Alla Radio”, da parecchio tempo. Per una serie di motivi, referendum, guerra e altre crisi varie, era rimasto come bozza qui. Ora è giunto il momento di dargli voce.


Sul finire degli anni Settanta, in radio, programmavo Franco Battiato. Non Bandiera Bianca, quello sarebbe arrivato dopo. Programmavo L’Egitto prima delle sabbie, 1978, due composizioni per pianoforte solo, quattordici e diciotto minuti ciascuna, minimalismo radicale, silenzio e ripetizione. Un disco che per poco non fece fallire la Ricordi. Qualcuno in radio si domandava se fossi pazzo. Forse lo ero.

Il percorso di Battiato era coerente, come lo è sempre stato per chi sa dove vuole andare e cambia strada senza perdere la direzione. L’Era del Cinghiale Bianco, 1979, era un gran bel disco. Patriots, 1980, anche.

Poi arriva settembre 1981. La voce del padrone. E dentro c’è Bandiera Bianca.


Il disco più venduto scritto da qualcuno che non voleva vendersi

La voce del padrone è il primo LP italiano a superare il milione di copie. Bandiera Bianca ne è la traccia trainante, il singolo, quello che passa in radio tra una pubblicità e l’altra. Il paradosso perfetto: una canzone che critica il consumismo, la televisione, gli abusi di potere e le immondizie musicali diventa la canzone più consumata d’Italia. Il sistema assorbe anche chi lo attacca, lo mette in rotazione, lo vende. Come avrebbe scritto qualche anno dopo Michele Serra parlando di quegli anni: il dozzinale spacciato per grande acquisizione. Applicato, questa volta, anche alla critica stessa.

Battiato lo sapeva. La bandiera bianca era il gesto del testimone che ha documentato tutto e poi lascia agli atti.


Il metodo Battiato: citare per colpire

Il testo di Bandiera Bianca funziona come un catalogo. Battiato entra, prende quello che gli serve, esce. Nessuna concessione alla forma-canzone tradizionale, nessuna storia da raccontare, nessun narratore con un arco emotivo. Solo voci, oggetti, bersagli.

Mr. Tamburino è Bob Dylan, Mr. Tambourine Man, poi The Times They Are A-Changin’. La maggior parte delle analisi in circolazione legge “rimettiamoci la maglia” come un’ironia sul coprirsi quando i tempi cambiano e si invecchia. È una lettura plausibile, ma forse parziale.

Una lettura alternativa

La grammatica del verso dice altro. “Rimettiamoci” è un riflessivo plurale: non un consiglio individuale, ma un appello a un noi. Presuppone che la maglia sia stata tolta, che ci sia stato un momento in cui qualcosa di collettivo si è sfilato di dosso. Il riflusso stava smontando esattamente questo, nell’autunno del 1981: il senso di appartenenza a un progetto comune, l’identità dei movimenti, la solidarietà come abitudine mentale. “Rimettiamocela” significa allora: torniamo a essere qualcosa insieme, prima che i tempi cambino del tutto. L’ironia di Battiato sta nel dire questa cosa serissima con la leggerezza di chi parla di abbigliamento.

I figli delle stelle sono Alan Sorrenti, un tempo cantautore progressive, tornato nel 1977 con un brano pop-disco dal successo immediato e strepitoso. Sua Maestà il Denaro non è evidentemente estraneo all’operazione.

Le tribune elettorali erano un rito della RAI pre-Berlusconi, condotte per anni da Ugo Zatterin: politici che dicevano cose demenziali in televisione, e tutti a guardare. Battiato si vanta di non guardarle per razzismo, e nell’autoironia immediata disinnesca qualsiasi accusa di superiorità morale.

Profumi e deodoranti, la pubblicità, l’ossessione per l’apparire, le sabbie mobili: più ti muovi per sembrare qualcosa, più affondi. È il meccanismo del consumismo descritto con una precisione che nessuno spot avrebbe ammesso.

Gli occhiali da sole, quello che li porta per avere più carisma è lui stesso. Battiato all’epoca li indossava anche di notte. L’auto-parodia è necessaria: prima di essere accusato di elevarsi a giudice, smonta se stesso. È la mossa del giullare smaliziato.

Le mamme che imbiancano citano Tutte le mamme del mondo di Gino Latilla e Giorgio Consolini, vincitrice di Sanremo 1954: «E gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano; ma non sfiorirà la loro beltà!» Battiato osserva, secco, che il padre potrebbe avere qualcosa da ridire. Attacco al patetismo sanremese, demolizione in una riga.


Sul ponte: Fusinato, 1849

Il ritornello viene da lontano. Arnaldo Fusinato, poeta e patriota veneto, combatté nell’insurrezione di Venezia contro l’Austria nel 1848-49. Quando la città, stremata dalla fame e dal colera, dovette arrendersi, scrisse L’ultima ora di Venezia: «Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca!» Una poesia obbligatoria a scuola per generazioni, quella di Battiato inclusa.

Battiato la prende e la ribalta di contesto. La resa di Venezia agli austriaci diventa la resa di un intellettuale alla mediocrità organizzata. Il nemico è il consumismo, la televisione, le immondizie musicali, gli abusi di potere. Venezia non era colpevole di cedere, aveva resistito fino all’impossibile. La distanza di Battiato è la stessa cosa: resistenza fino al punto in cui sventolare la bandiera bianca è l’unico atto di lucidità rimasto.

C’è anche un gioco tra le bandiere: quella gialla del disimpegno degli anni Sessanta (Bandiera Gialla, trasmissione e canzone), quella rossa dell’impegno degli anni Settanta, e ora la bianca. Il decennio successivo stava arrivando, e Battiato lo vedeva già. Ne avevamo parlato in dettaglio in Gli anni Ottanta sono finiti. Forse.


Adorno e i Doors: la chiusura

Minima Immoralia, storpiatura precisa dei Minima Moralia di Theodor Adorno, il filosofo che aveva analizzato la vita danneggiata, ridotta al privato e al consumo, priva di autonomia reale. L’edizione italiana del 1976, pubblicata dalle Edizioni L’erba voglio, si chiamava già Minima immoralia, raccogliendo aforismi tralasciati dall’edizione Einaudi del 1954. Battiato prende quella parola, la mette in bocca a un coro, e la fa cantare a un milione di persone. Adorno come tormentone. È il momento più vertiginoso del brano.

Poi arrivano i Doors. The End, il brano più epico di Jim Morrison, era tornato di grande attualità grazie ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, 1979. Battiato lo cita testualmente, The end, my only friend, this is the end, e lo appende in fondo al catalogo come sigillo. Tutto è stato detto. Si chiude.


Cosa aveva già capito

Nel settembre 1981, gli anni Ottanta come sistema culturale compiuto non erano ancora arrivati. Drive In sarebbe partito nel 1983. Berlusconi stava costruendo Fininvest, ma non aveva ancora le tre reti. I paninari erano un fenomeno milanese di piazza San Babila, ancora lontani dall’essere un modello nazionale. Il CAF di Craxi-Andreotti-Forlani era in formazione.

Eppure Bandiera Bianca li conteneva già tutti. Il consumismo come identità, la televisione come sostituto del pensiero, la politica come spettacolo demenziale, le immondizie musicali come produzione industriale. Battiato faceva attenzione. E l’attenzione, quando è abbastanza precisa, somiglia alla profezia.

La RAI, quarant’anni dopo, ha fatto di lui un santino da biopic per il prime time. Ne avevamo scritto qui: Franco Battiato – Il Lungo Viaggio: la RAI trasforma il Maestro in un santino. È esattamente il tipo di operazione che Bandiera Bianca aveva già descritto nel 1981. Il sistema fagocita tutto. Anche chi aveva dedicato la vita a non farsi fagocitare.

Sul ponte sventola bandiera bianca.