Shoegaze: Me You Us Them – Post Data (2010)
Gli anni successivi al quasi debutto di Città di Frontiera su RIN passarono abbastanza in fretta ma in questo racconto, sono importanti; offrono una visione del futuro assolutamente sconvolgente. Mattia sta per raccogliere il meritato frutto del suo lavoro portando al successo un gruppo musicale bolognese come non si vedeva da tempo, o forse come in Italia non si era mai visto - allora la definimmo una boy-band perché effettivamente quello era, sbarbi maledetti che al primo disco (l'unico in verità) vendettero più di un milione di copie, mica cotica - mentre da parte mia, si stava per aprire l'ennesimo loop spazio-temporale.
Ehy, addirittura un disco di 2 anni fa. E allora perchè riproporlo ora? Beh, semplice, perchè qui in Italia è passato sotto un quasi assoluto (ed ingiusto, secondo me) silenzio. E, sinceramente, il perchè non mi è del tutto chiaro (o forse sì, ma non voglio ammetterlo). Infatti “Post Data” di Me You Us Them è un disco gradevolissimo.

C’è della melodia (lunatica, ma c’è). C’è una consistente dose di rumore controllato. C’è del ritmo. Il fatto è che probabilmente sfugge alcuni stereotipi che nella scena “indie” odierna devono essere perseguiti a tutti i costi, ma in fin dei conti chi se ne frega? “Any Time” apre le danze, ed è avvolgente e coinvolgente al punto giusto, le chitarre scivolano fra le note con fluidità, il basso pulsa deciso (come in tutto il disco, il bassista merita decisamente un plauso), le ritmiche sono convincenti e serrate. A volte si insinuano, fra paesaggi sonori accoglienti, lampi ed urla di furore represso e inaspettato (“Re-Entry“, “iQuit” e “As Of Now” che nel suo break pre-finale non può non ricordare la furia seminale dei primi Nirvana). Poi improvvisamente ci si ritrova di fronte ad episodi di pop distorto ed indolente (“Wish You Luck“) per atterrare infine in territori che indulgono a quello che comunemente è catalogato come shoegaze (“Drugs“, languida ed estatica come non mai). “Big Time” paga pesantemente il dazio alla Sonica Gioventù, ma come dargli torto? Rimangono due song bellissime e sentitissime, “Me You Us Them” e “Loving Like Lawyers“, che termina le ritmiche decise del disco in un’ossessione percussiva quasi tribale, mentre le chitarre e la voce sussurrano un’infinita nenia ipnotica, che sfuma in un finale psichedelico molto 70’s.
Che altro dire, anche il successivo “EP1” non è nulla male, ma questa è un’altra storia.
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