Per tutto il resto c’è Social Card
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“Pane raffermo: 15 € con Social Card Essere un vero barbone non ha prezzo, per tutto il resto c’è Social Card” |
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E’ sempre bello vedere e godere delle importanti decisioni prese dal nostro Governo, decisioni che ci stanno portando a passo svelto, verso un futuro pieno ricchezza, progresso e… ottimismo.
E’ in ogni caso impossibile enunciare ad una ad una tutte le str******aordinarie riforme messe in atto in così pochi mesi. Forse è un record anche se bisognerebbe misurarle in termini di qualità piuttosto che di quantità ma dubito che l’entusiasmo e l’ottimismo raggiungerebbero lo stesso consenso. E’ forse questo che il nostro PdC intende quando dice che è “imbarazzante”?
Ultima nata tra le ….. (vabbè saltiamo gli aggettivi) di questo “imbarazzante” Governo è la Social Card che, come tutti avranno notato reca il marchio “Mastercard”.
Come ci rileva ItaliaOggi, questa operazione creativa di un Robin Hood che ruba ai poveri per dare ai super poveri, porterà nelle casse della Multinazionale 7,5 milioni di euro mentre Melting Pot svela come dall’operazione siano esclusi gli stranieri anche se contribuenti.
La Social Card andrà ad “aiutare” circa un milione e trecentomila italiani”ottimisticamente disperati” (ho come l’impressione che sarà un articolo molto virgolettato). Un milione di pensionati indigenti e trecentomila famiglie più che alla frutta (con quel che costa) alla disperazione, riceveranno 40 euro al mese, dieci euro la settimana, 1,42 centesimi al giorno da spendere nei negozi “rigorosamente” convenzionati (perché ho la sensazione che un milione e trecentomila poveri si siano trasformati in un sol colpo, in una categoria di consumatori appetibile?). Cifre, insomma che farebbero tremare i polsi a chiunque.
La Card costerà a regime, riferiscono le cronache, 450 milioni di euro e qui, il più creativo dei nostri Ministri supera se stesso nello spiegarci come ciò avverrà attraverso delle “donazioni” (un vero artista, da premio Oscar, anzi no meriterebbe il Nobel per la creatività). Tremonti ci dice che nel 2008 ci sono state significative donazioni a favore della introduzione della card: 200 milioni da parte di Eni, 50 da parte di Enel e il rest, immagino dalle casse dello Stato…
Scusate ma Eni ed Enel non sono aziende dello Stato, cioè nostre? Ma che minchia di donazione è mai questa?!?!?!?!?
Eni poi, proprio in questi giorni, regala 200 milioni per la social card destinata ai super poveri ma toglie in Sardegna a migliaia di persone la prospettiva di un qualsiasi futuro !!!!
Documento delle RSU dello stabiliento Eni Polimeri di Portotorres ( SS ) :
“Scriviamo per segnalarvi, la grave crisi che sta investendo il nord della Sardegna, in particolare la zona industriale di Porto Torres (ss)
Come forse solo pochi sanno, è di martedì la notizia che i vertici della Polimeri Europa (società controllata al 100% dal gruppo Eni, e pertanto il cui azionista di maggioranza è il Ministero del Tesoro) ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Porto Torres. per il momento per i prossimi due mesi (dicembre e Gennaio), motivando tale scelta con la crisi dei mercati e delle materie prime che sta investendo tutto il mondo occidentale.
Inoltre, la chiusura “programmata” dello Stabilimento intero segue alla volontà, espressa negli ultimi giorni del mese di ottobre, di chiudere due degli impianti principali dello stabilimento che producono Fenolo e Cumene, ed è stata data in occasione del tavolo apertosi con i sindacati Nazionali Regionali e Provinciali il giorno 25 Novembre 2008.
In questo tavolo è emersa la mancanza di un piano industriale a supporto del programma produttivo della Polimeri Europa nel suo complesso, che è in fase di sviluppo e che pertanto sarà chiaro solo all’inizio del prossimo anno.
Questo significa che la chiusura “programmata” e “temporanea” dello Stabilimento è stata decisa senza che esistano garanzie per un successivo riavviamento delle produzioni.
Non è tutto: le produzioni degli altri stabilimenti (Porto Marghera, Brindisi, Priolo, Mantova, Ravenna) saranno intaccate davvero in minima parte da tutta questa crisi che sta colpendo il mercato della chimica: difatti nessuno di questi sarà interessato da una fermata generale degli impianti, ma saranno semplicemente ridotte (solo in parte e non dappertutto…) le loro capacità produttive.
In soldoni, giusto per rendere chiara la situazione, basterebbe che tutti gli stabilimenti riducessero in parte la loro produzione per consentire allo Stabilimento di Porto Torres di marciare (seppure al minimo tecnico) con tutti i suoi impianti.
Inserendo tutto all’interno del contesto economico-industriale dell’intero territorio della Sardegna, tale decisione comporta gravi conseguenze non solo sull’economia del territorio circostante lo stabilimento (basata quasi esclusivamente sull ‘industria chimica esistente), e per il quale erano stati promessi (o in fase di realizzazione) numerosi investimenti per il potenziamento delle produzioni, ma interesserà anche l’intera economia sarda, essendo le produzioni di Porto Torres legate a quelle del sud Sardegna (in particolare alle produzioni degli impianti di Sarroch e Assemini), a loro volta collegate a catena a produzioni minori che interessano numerose ditte in tutto il territorio Regionale (un esempio per tutti è lo stabilimento di Ottana che produce le bottiglie di plastica e che utilizza il PVC prodotto a Porto Torres).
In tutta questa operazione verranno quindi coinvolti non solo i circa 3500 lavoratori tra diretti e indiretti che gravitano nella zona industriale di Porto Torres, ma tutto il territorio circostante e soprattutto ulteriori schiere di lavoratori di altri stabilimento e/o realtà produttive.
L’impatto sarà dunque devastante non solo per le famiglie dei lavoratori direttamente interessate da questa crisi, ma anche per tutte quelle entità economiche (commercianti, fornitori di servizi, amministrazioni comunali ecc) che vedranno ridursi drasticamente la capacità di spendere e di investire della popolazione locale.
Chiediamo pertanto che venga portato all’attenzione dei Sardi e delle istituzioni anche questo nostro grave problema, visto che i media nazionali non hanno dato sino a oggi nessun risalto ad una situazione che sta per diventare drammatica.
Capiamo che l’approfondimento con il quale il tema potrà essere trattato non sarà probabilmente sufficiente a risolvere il problema, ma per noi è al momento importante che perlomeno si inizi a parlare in tutte le sedi, specialmente nazionali, di questa situazione e delle ripercussioni che questa può avere sulle famiglie.
Non ultimo, Eni sarà uno dei maggiori “sponsor” della Social Card proposta dal governo Nazionale giusto ieri, il che fa presumere che tutta questa “mancanza di liquidità” che giustifica la chiusura del nostro stabilimento davvero non esista, ma sia un problema che esula dalla natura tecnico-economica della produzione che viene realizzata nel nostro Sito.
Cordiali Saluti
I rappresentanti dei lavoratori dello Stabilimento di Porto Torres .”
E mentre assistiamo grazie a trasmissioni come “AnnoZero”, alle file per il pane o agli anziani costretti a rovistare tra i rifiuti del mercato ortofrutticolo, mentre ci avviamo con ottimismo verso il baratro, siamo costretti ad interromperci ancora per un piccolo break pubblicitario. Restate con noi….
“Pane raffermo: 15 € con Social Card
Latte scaduto: 7 € con Social Card
Verdura marcia: 20 € con Social Card.
Essere un vero barbone non ha prezzo, per tutto il resto c’è Social Card”
⚡ Carico la rete…

