Monte Sole
By Ilaria Di Cocco - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43703984
Monte Sole è un triangolo di colline circa venti chilometri a sud di Bologna, compreso tra la valle del torrente Setta e quella del fiume Reno, sulla dorsale dei monti Pezza, Salvaro, Termine e Sole. Il territorio ricade nei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno.
Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 vi fu compiuto l’eccidio di civili più grande realizzato dalle SS nell’Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale. Le vittime accertate di quei sette giorni sono 770. Il luogo è oggi un parco storico regionale e la sede di una fondazione dedicata all’educazione alla pace.
Il luogo prima del 1944
Fino alla guerra l’altopiano era abitato da un sistema diffuso di case sparse, borghi e piccoli villaggi, con famiglie contadine e, dal 1943, un numero crescente di sfollati provenienti dalle città bombardate. Oggi quasi il sessanta per cento del territorio è coperto da boschi, e l’assetto insediativo precedente resta leggibile solo come traccia.
La posizione aveva un valore militare preciso. L’altopiano si trovava a ridosso della Linea Gotica, il sistema difensivo tedesco che attraversava l’Appennino, e dominava le vie di rifornimento che collegavano Bologna alla Toscana, tra cui la ferrovia Bologna-Prato e la strada Porrettana.
La Brigata Stella Rossa
Dalla metà di ottobre 1943, nella zona, si forma la brigata partigiana Stella Rossa, comandata da Mario Musolesi, detto Lupo, ex sottufficiale dell’esercito italiano. È composta in prevalenza da giovani del posto sfuggiti alla leva della Repubblica Sociale Italiana, in larga parte privi di un inquadramento ideologico definito.
Dal febbraio 1944 le azioni della brigata si intensificano contro strade e ferrovie. Un primo rastrellamento tedesco alla fine di maggio 1944 costringe le formazioni a lasciare temporaneamente la zona; la Stella Rossa vi ritorna all’inizio di luglio. Altri tentativi di assalto si succedono nel corso dell’estate senza risultato.
Le stime tedesche attribuivano alla brigata una consistenza intorno ai duemila uomini. Secondo la ricerca dello storico Carlo Gentile, la forza reale non superava probabilmente i cinquecento combattenti.
L’operazione
Nell’agosto e nel settembre 1944 il compito di rastrellare le zone toscane ed emiliane viene affidato al maggiore Walther Reder, comandante del battaglione esplorante della 16ª divisione granatieri corazzati SS Reichsführer-SS. Il comando superiore è del generale Max Simon, che aveva già ordinato stragi di civili in Toscana, tra cui quella di Sant’Anna di Stazzema.
Alle sei del mattino di venerdì 29 settembre 1944 quattro compagnie si muovono lungo il torrente Setta per una manovra di accerchiamento. A Cadotto viene ucciso Mario Musolesi e ferito il vicecomandante Giovanni Rossi, detto Gianni. La brigata, che dispone di armi leggere contro mitragliatrici, mortai, lanciafiamme e artiglieria, si sfalda nel giro di poche ore. Nella notte viene organizzato lo sganciamento.
L’operazione prosegue fino al 5 ottobre e si estende su un vasto territorio, colpendo la popolazione civile nelle case sparse e nei borghi. All’azione partecipano informatori italiani, alcuni reclutati dai servizi militari tedeschi, altri provenienti dalle amministrazioni locali e dalla popolazione.
La storiografia classifica l’eccidio come operazione militare pianificata e finalizzata al massacro della popolazione, superando la lettura che ne faceva una rappresaglia conseguente alle azioni partigiane. Le vittime furono in prevalenza donne, anziani e bambini.
Il bollettino di guerra tedesco del 2 ottobre 1944 riferì di 718 nemici uccisi e di accaniti combattenti avversari, includendo nello stesso conteggio i partigiani e i civili.
I numeri e la loro storia
I caduti accertati tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 sono 770. Le vittime complessive di tedeschi e fascisti nello stesso territorio, dalla primavera del 1944 alla Liberazione, sono 955, distribuite in 115 località diverse.
Le cifre hanno una storia propria. Nel primo anniversario della strage venne indicata la cifra di 1830 vittime, ricavata dalla differenza tra la popolazione residente prima della guerra secondo il censimento e le carte annonarie distribuite dopo la Liberazione. Quel numero comparve nel 1949 nella motivazione della medaglia d’oro al valor militare.
Con la legge regionale numero 47 del 20 ottobre 1982 venne istituito un comitato incaricato di accertare, attraverso gli uffici anagrafici ricostruiti, la causa esatta delle morti e il numero effettivo delle vittime. Da quel lavoro deriva la cifra oggi in uso. Margini di dubbio permangono su singoli casi.
Il nome
La denominazione corrente di strage di Marzabotto deriva dal comune più colpito, e non corrisponde all’effettiva localizzazione degli eccidi, che si estesero su tre comuni. Lo spostamento della memoria verso Marzabotto si consolidò nel 1961 con l’inaugurazione del Sacrario nella piazza principale del paese, dove furono traslati i corpi prima sepolti in fosse comuni nei luoghi degli eccidi.
La storiografia recente utilizza le denominazioni di eccidio di Monte Sole o strage di Monte Sole.
Il Sacrario
Costruito all’inizio degli anni sessanta nel centro storico di Marzabotto, sotto la parrocchia dei Santi Giuseppe e Carlo, il Sacrario custodisce i resti delle vittime civili e dei partigiani. Appartiene al Ministero della Difesa.
Sulle quattro facciate della crociera centrale, lapidi di marmo bianco riportano le motivazioni delle medaglie d’oro al valor militare concesse alla memoria del cappellano don Giovanni Fornasini, del comandante Mario Musolesi, del partigiano sedicenne Gastone Rossi e del partigiano Francesco Calzolari.
Il Parco storico e la Scuola di pace
Il Parco storico di Monte Sole viene istituito con la legge della Regione Emilia-Romagna numero 19 del 1989. È un’area protetta che unisce la tutela ambientale alla conservazione della memoria, e costituisce un caso unico in Italia per questa doppia finalità.
Nel 2002 nasce la Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, con sede in via San Martino a Marzabotto, dentro il perimetro del Parco. È promossa da istituzioni locali, associazioni della cooperazione internazionale, istituti di ricerca storica ed educativa, e dal Land Hessen della Repubblica Federale Tedesca. Si occupa di educazione alla pace, trasformazione nonviolenta dei conflitti e diritti umani.
Nel Parco hanno sede anche lo Spazio Stella Rossa, il Centro di Documentazione di Marzabotto per lo studio delle stragi nazifasciste e delle rappresaglie di guerra, e la comunità religiosa fondata da don Giuseppe Dossetti, che vi è sepolto.
Riconoscimento e giustizia
Il 16 aprile 2002 il presidente della Repubblica Federale Tedesca Johannes Rau, accompagnato dal presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi, si è recato a Marzabotto e ha chiesto scusa a nome del popolo tedesco.
Il 13 gennaio 2007 il Tribunale militare della Spezia ha condannato all’ergastolo dieci imputati per l’eccidio di Monte Sole. Il percorso giudiziario complessivo è stato lungo e discontinuo, e si è sviluppato lungo l’arco di oltre sessant’anni.
Monte Sole oggi
Il crinale ospita percorsi di visita che collegano i luoghi degli eccidi, tra cui i resti della chiesa di San Martino, e viene utilizzato per attività educative rivolte in particolare alle giovani generazioni.
Sul territorio si tiene il Festival Lupo di Monte Sole, intitolato al nome di battaglia del comandante della Stella Rossa. Il 28 agosto 2026 il festival ospita la prima data del tour di ritorno dei C.S.I., gruppo che nel 1995 aveva curato il progetto Materiale resistente per il cinquantesimo anniversario della Liberazione.
Riferimenti bibliografici
Renato Giorgi, Marzabotto parla, Marsilio 1955. Luciano Gherardi, Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno 1898-1944, Il Mulino 1986. Gianfranco Lippi, La Stella Rossa a Monte Sole, Ponte Nuovo 1989. Dario Zannini, Marzabotto e dintorni 1944, Bologna 1996. Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili, Donzelli 1997. Luciano Sabbioni, Diario del perdono e della rabbia, Bologna 2006. Francesca Fontana, La staffetta, Edizioni oltre i portici 2007.
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