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Il pensiero pirata, un ciclo infinito

Reading Time: 2 minutesOgni strada nuova, nei media e nella musica, la apre qualcuno che prende quello che c’è e ne fa un’altra cosa. Poi il potere la ingloba, e altrove si ricomincia. È il manifesto di Pirateria e Pirati.

Musicassetta con la scritta Il peggiore nemico della Musica è l’industria musicale, per il manifesto del pensiero pirata

Omaggio alla cassetta di In God We Trust, Inc. dei Dead Kennedys (1981), che aveva un lato lasciato vuoto.

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“Er più pulito c’ha la rogna”

Quando pirateria e innovazione creano il più grande paradosso della storia moderna: i giganti che oggi combattono la pirateria hanno costruito i loro imperi attraverso pratiche che, ai loro tempi, erano considerate furti o appropriazioni indebite.

Benvenuto a bordo!

Pirata e corsaro

Sul mare bastava un foglio. Con la lettera di corsa un governo autorizzava una nave ad assaltare quelle nemiche, e il capitano diventava corsaro. Nell’industria quel foglio ha preso altri nomi: brevetto e licenza. Chi lo ottiene continua a fare quello che faceva prima, con il potere dalla sua parte.

Il Ciclo

Funziona allo stesso modo nell’industria e nella musica, nell’arte in genere e, peggio ancora, nella cultura, nella sua formazione.

Si apre un mare. Arriva una tecnica nuova, oppure qualcuno usa in un altro modo quello che c’è già. A farlo sono inventori senza capitali e musicisti senza contratto. Prendono quello che trovano e ne fanno un’altra cosa, errori compresi: questa Storia lo chiama pensiero pirata. Nella musica giamaicana, ha scritto la studiosa Larisa Kingston Mann, ci sono più autori che proprietari.

Il mare si riempie. La cosa nuova piace e si allarga da sola, di porto in porto.

Arriva la lettera di corsa. Il potere del momento, che sia un governo o un’industria, si accorge della rotta nuova. Matt Mason lo chiama il dilemma del pirata: combattere i pirati oppure imparare da loro. C’è anche una terza via, offrire un foglio: una licenza o un contratto.

Il porto si chiude. Chi è approdato scrive le regole per chi arriva dopo. La strada nuova diventa un prodotto, e la musica un sottofondo. Sulla rete i porti chiusi si chiamano piattaforme, e Cory Doctorow ha descritto come trattano chi le usa. Il potere può anche cambiare faccia: se il nuovo ragiona come il vecchio, non è cambiato niente. «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», dice Tancredi nel Gattopardo.

Si apre un altro mare. Chi comanda difende quello che ha, e per questo guarda dalla parte sbagliata: Clayton Christensen lo chiama il dilemma dell’innovatore. Altrove, dove la legge non arriva, qualcuno ricomincia.

Da che parte sta questa Storia

Questo è un manifesto di resistenza alla deriva che ha preso l’arte ogni volta che una strada nuova è finita in mano al potere. Il Ciclo è infinito perché cercare nuovi orizzonti e frontiere da attraversare è nella natura umana, qualunque sia l’ossessione del potere per il controllo. Pirateria e Pirati sta con chi apre il mare, e racconta il Ciclo per farlo riconoscere quando ricomincia.


Il metodo

Le storie si leggono con il piacere di un thriller e si basano su archivi verificabili, sentenze storiche e documenti dimenticati. Dove una versione dei fatti è discussa, viene detto.

Perché la storia più affascinante è sempre quella che nessuno vuole raccontare.

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