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Viva la mignottocrazia! (e chi la stuzziga)

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Attenzione, l’articolo contiene… parolacce!

Mi ero convinto che scrivere qualcosa su l‘uscita della Pausini di ieri ripresa da Punto Informatico, potesse essere di un qualche interesse. Pensandoci un po’ su, però (0,5 nanosecondi è il tempo che ho impiegato a fare il ragionamento) … no, non ne vale la pena. Vuoi perché le imprese canore della giovane “sdaura” (azdora in romagnolo) suscitano in me lo stesso interesse che provo per un paracarro della A14 e perché già dalle prime battute si intuisce la solita liturgia della industria che tutto vede meno che la propria incapacità di produrre qualcosa di qualitativamente rilevante. Ma ahimè, questo stato vegetativo permanente affligge la cosiddetta “industria dell’intrattenimento” da quasi 20 anni (ma non sarebbe il caso di ribattezzarla della noia?). Inutile accanirsi su un malato terminale, giusto sarebbe staccare la spina.

Ad ulteriore prova comunque, dell’inutilità di una tale perdita di tempo, va detto anche che Punto Informatico affianca l’italico pensiero della nostra cantatessa a quello del manager degli U2 il quale si sente libero di esprimere pensieri e parole senza verificare prima che (almeno) il suo “protetto”, un certo signor Bono Vox rispetti (almeno) i limiti di inquinamento sonoro visto che da anni, sembra non rispettare più la nostra intelligenza. Neppure, no qui “almeno” non ci stava proprio.

Tolta di mezzo quindi, la Pausini mi sono concentrato su un altro fatto importante, oserei dire epocale:  “Torna il vinile!“.
Ebbene sì, con questo titolone e con un articolo dai contenuti trionfalistici, Repubblica.it ci informava,appena qualche giorno fa, della svolta. Anche in questo caso però, e con l’aiuto di un amico, l’interesse è durato meno di un battito di ciglia. A conti fatti … infatti, l’articolo è, a leggerlo, quasi comico.
Pare che in Italia lo scorso anno, a giustificazione di questo incredibile ritorno, si sia registrato un giro d’affari di 403 mila euro per un totale di ben 35.000 album venduti!!!!. Sti cazzi, dico io!
Purtroppo però, la matematica non ha il senso dell’umorismo e con la mia popolarissima macchinetta calcolatrice, scopro che stiamo parlando di un giro d’affari di 20.150 euro anno se diviso per le venti regioni. Di 1.679,167 euro al mese ( e di grazia che ho arrotondato), di 55,97 euro al giorno!!!!!!
Cazzo che ritorno! Ma un tir sono riusciti a riempirlo i nostri geni della finanza creativa? Huuuummmm, forse un Ducato Van che arriva dove gli altri non arrivano.

No, neanche questo argomento merita l’interesse e il tempo di nessuno e allora, mentre gli Stati Uniti d’America eleggono il loro 44° Presidente (sic, quando anche da noi un cambiamento così?), penso al  nostro paese che si arrovella sul come dare seguito alla nuova, grande rivoluzione dell’efficienza e del merito.
E proprio in questi giorni pare che uno squarcio di sole si sia aperto tra le nubi della conservazione, si chiama “Mignottocrazia” la nuova frontiera del merito (? in verità non è ben chiaro cosa effettivamente sia e a cosa serva).
Va detto che il l’onorevole Guzzanti, che ha sollevato la questione, si è immediatamente chiamato fuori preferendo al nuovo sistema di valutazione, la Repubblica. No, non il quotidiano, proprio la Repubblica, la nostra patria ma se mai fosse una sistema per la valutazione dei servizi …. ehm stradali, io sarei d’accordo nel dare corso alla riforma!
L’argomento è rilevante posto che l’attività in questione abbia risvolti di carattere sociale importanti e, li ha, almeno per chi come me è cresciuto a pane e De André!

Re Carlo tornava dalla guerra lo accoglie la sua terra cingendolo d’allor
al sol della calda primavera lampeggia l’armatura del sire vincitor….
“Se voi non foste il mio sovrano” Carlo si sfila il pesante spadone
“non celerei il disio di fuggirvi lontano, ma poiché siete il mio signore”
Carlo si toglie l’intero gabbione “debbo concedermi spoglia ad ogni pudore”
Cavaliere egli era assai valente ed anche in quel frangente d’onor si ricoprì
…
“Beh proprio perché voi siete il sire fan cinquemila lire è un prezzo di favor”
“E’ mai possibile o porco di un cane che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane, anche sul prezzo c’è poi da ridire
ben mi ricordo che pria di partire v’eran tariffe inferiori alle tremila lire”


Vedete bene come fin dai tempi antichi, l’argomento era al centro dell’interesse dei più; è lecito perciò pensare ad una profonda riforma del settore.
Proporrei quindi tornelli ai lampioni della luce sulla circonvallazione (impensabile predisporli direttamente sulla signorina) che garantirebbero l’effettiva presenza delle operatrici e con loro lo svolgimento del servizio.
Importante sarebbe anche la preparazione, la cosiddetta formazione che si dovrebbe verificare attraverso un concorso che possa prevedere tutta una serie di prove attitudinali tra la quali, la più importante, la “prova orale“.

 Tradizione e innovazione insomma, salvi i sani principi fondamentali che hanno giudato i nostri padri e nonni: “viva la f**a e chi la stuzziga!”

⚡ Carico la rete…

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