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Cosa succede quando tutto accade nello stesso giorno?

Reading Time: 10 minutesIl 27 giugno è una di quelle giornate in cui il tempo sembra addensarsi: tragedie, dischi epocali, svolte politiche, concerti irripetibili. Dalla strage di Ustica al concerto di Bob Marley a San Siro, dall’uscita di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division all’ultimo show di Jim Morrison, questo articolo ricostruisce le traiettorie culturali, sociali e storiche che si intrecciano attorno a un giorno apparentemente qualsiasi, ma denso di significati.

Bob Marley in Concerto

Bob Marley in Concerto

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Il 27 giugno non è una data da cerchiare sul calendario per un solo motivo.
È un giorno come tanti ma una coincidenza multipla lo fa diventare un nodo temporale in cui accadono cose che non dovrebbero stare insieme, la storia ci ha voluto far vivere momenti che si sovrappongono. Fatti che accadono tutti lo stesso giorno e per questo motivo, restano nella memoria. Basta solo farli riemergere.

Aerei che cadono senza che vi sia una verità sui responsabili e su i perché, dischi che escono e diventano subito simbolo, morti improvvise, concerti che entrano nella storia…

Una somma di eventi che, messi in fila, raccontano meglio di qualunque discorso cosa vuol dire vivere in tempi che cambiano. E quanto quei tempi ci hanno poi cambiato.

Il 1980 è al centro, ma non è tutto

Il 27 giugno non appartiene solo al 1980. Lo si ritrova anche prima, e ritorna dopo.
Non serve forzare connessioni: basta osservare come questa data accompagni spesso eventi che lasciano tracce.

Alcuni si dimenticano, altri continuano a muoversi nel tempo.
Dentro le canzoni, nelle immagini, nei racconti.


Politica, società e cultura – Il mondo il 27 giugno 1980

Italia

L’Italia, nel giugno del 1980, è segnata da un clima di incertezza e tensione. La strage di Ustica, con la caduta del DC-9 Itavia nel Tirreno tra Ponza e Ustica sulla rotta Bologna-Palermo, diventa un punto di non ritorno in una lunga catena di episodi oscuri, tra depistaggi, segreti militari e sospetti internazionali. Trentasei giorni dopo, il 2 agosto, la stessa estate porta la strage alla stazione di Bologna.

Il paese è ancora dentro la cosiddetta “strategia della tensione“, un periodo in cui terrorismo, repressione e operazioni coperte segnano la vita pubblica.


L’espressione «strategia della tensione» compare sul settimanale britannico The Observer nel dicembre 1969, all’indomani di piazza Fontana, e quella strage viene indicata di norma come punto di avvio. Una parte degli studiosi ne retrodata l’inizio. Salvatore Lupo ha definito Portella della Ginestra, 1° maggio 1947, la prima strategia della tensione della storia repubblicana, mentre Giuseppe Casarrubea ha ricostruito una continuità che risale allo sbarco alleato in Sicilia del 1943 e agli accordi tessuti allora tra forze militari straniere, apparati dello Stato e poteri paralleli. Resta una lettura discussa dentro la storiografia, e come tale va presa.

Nota:

È un meccanismo che ha attraversato i decenni, assumendo forme diverse ma mantenendo la stessa logica di controllo, manipolazione e instabilità permanente. In una sorta di guerra a bassa intensità, si potrebbe dire che non è mai davvero finita, ma si sia semplicemente trasformata.

Spazi autonomi, controculture e nuove forme di comunicazione

Parallelamente, però, si sviluppano percorsi alternativi. I movimenti post-77, pur frammentati, continuano a produrre cultura e linguaggi nuovi.
Le radio libere, moltiplicatesi in tutta Italia dopo la sentenza della Corte costituzionale del 1976, restano uno dei canali più vivi di comunicazione non istituzionale, e nello stesso periodo conoscono la prima spinta verso l’assetto commerciale e i circuiti nazionali.

Regno Unito

Margaret Thatcher è al potere da maggio 1979. Le sue prime misure neoliberiste colpiscono il sistema di welfare e privatizzano settori pubblici, con effetti pesanti su lavoratori e classi popolari.
Inizia un periodo di forte conflitto sociale: scioperi, disoccupazione crescente, tensioni con i sindacati.
Il tessuto urbano delle grandi città si frammenta e si impoverisce, soprattutto nel Nord industriale.

Nota sul periodo:

Il giugno 1980 coglie il Regno Unito un anno dopo l’insediamento di Margaret Thatcher, quando le prime misure hanno colpito ma il confronto aperto deve ancora arrivare. Lo scontro decisivo si consuma nel 1984 e nel 1985, con lo sciopero dei minatori, e da lì passa gran parte della produzione musicale schierata di quel decennio. Le pagine che seguono attraversano quegli anni invece di fermarsi al 27 giugno, perché gli effetti culturali di una svolta politica si vedono a distanza e non nel giorno in cui comincia.

Lo sciopero dei minatori e la risposta della musica

Lo scontro decisivo arriva qualche anno più tardi. Lo sciopero dei minatori contro il piano di chiusura dei pozzi si apre il 6 marzo 1984 a Cortonwood, nello Yorkshire, e si chiude il 3 marzo 1985: quasi dodici mesi di picchetti, scontri con la polizia, oltre undicimila arresti, una campagna mediatica schierata contro i lavoratori. A guidare la National Union of Mineworkers è Arthur Scargill.
L’impatto culturale fu profondo. Billy Bragg legò la propria produzione ai concerti di sostegno alle casse di sciopero, e i Redskins, trio di York nato nel 1982 dalle ceneri dei No Swastikas, nel novembre 1984 portarono un minatore in sciopero sul palco di The Tube, su Channel 4, e si videro staccare il microfono.


La musica riflette e rilancia questo malessere: il punk evolve in post-punk e mod revival, generando una scena underground che diventa rifugio e megafono per una generazione precaria. Nel 1980 il Blitz Club di Londra è il centro di quella stagione, dove moda, identità di genere e sperimentazione artistica si fondono. Il Batcave aprirà a Soho nel luglio 1982, e da lì passerà il goth inglese. La cultura DIY, do it yourself, diventa un atto di resistenza e autodeterminazione, non solo musicale ma anche grafica, editoriale e politica.

La generazione successiva

Quella linea prosegue nella generazione successiva. I Levellers si formano a Brighton nel 1988, prendendo il nome dal movimento radicale inglese del Seicento, e pubblicano il primo EP nel 1989. Arrivano a sconfitta consumata, e nel 1994 guidano la campagna contro il Criminal Justice Act, la legge che colpisce raduni e festival non autorizzati. Il conflitto si sposta dal lavoro al diritto di riunirsi, e la musica schierata continua a fare da megafono.

Stati Uniti

Nel giugno del 1980 Ronald Reagan ha già in mano la candidatura del Partito Repubblicano: George H. W. Bush si è ritirato il 26 maggio, e la convention di Detroit che lo incoronerà formalmente si terrà dal 14 al 17 luglio. La campagna elettorale che si apre cambierà il volto politico degli Stati Uniti.
Il Paese è in una fase di crisi economica, con alta inflazione e disoccupazione. È ancora viva la ferita della guerra in Vietnam, conclusa formalmente nel 1975, e i suoi effetti psicologici, sociali e geopolitici continuano a pesare.
La crisi degli ostaggi in Iran, aperta il 4 novembre 1979 e aggravata dal fallimento del tentativo di liberazione nell’aprile 1980, contribuisce a una diffusa sensazione di declino e vulnerabilità.

Il rap entra nel mercato discografico

È anche il momento in cui la cultura afroamericana si afferma con una forza nuova, e le date parlano da sole. Il 14 giugno 1980, tredici giorni prima del 27, esce The Breaks di Kurtis Blow, primo brano rap a ottenere il disco d’oro dalla RIAA: numero 4 nella classifica R&B di Billboard, numero 87 nella Hot 100. Blow è il primo rapper messo sotto contratto da una major, la Mercury, e con quel disco il rap entra nel mercato discografico nazionale.

Il Times Square Show, giugno 1980

Nello stesso mese, a Manhattan, resta aperto per tutte le trenta giornate di giugno il Times Square Show, allestito dal collettivo Colab in un ex centro massaggi all’angolo tra la Quarantunesima Strada e la Settima Avenue, in un quartiere allora fatto di cinema a luci rosse e peep show. La mostra è aperta ventiquattro ore su ventiquattro. È lì che Jean-Michel Basquiat espone in pubblico per la prima volta, accanto a Fab 5 Freddy, David Hammons, Keith Haring e Kiki Smith. Il 27 giugno 1980 le porte erano aperte.

Sudafrica e mondo

Nel giugno del 1980, l’apartheid è ancora il regime ufficiale in Sudafrica: un sistema di segregazione razziale legalizzata che discrimina brutalmente la popolazione nera in ogni aspetto della vita quotidiana, dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla residenza.
L’isolamento sportivo è già consolidato: il Sudafrica è escluso dalle Olimpiadi dal 1964 ed espulso dal CIO nel 1970, e l’accordo di Gleneagles del 1977 è stato rafforzato dalla dichiarazione del Commonwealth a Lusaka nel 1979. Le sanzioni economiche e culturali occidentali restano invece bloccate, e arriveranno solo a metà decennio, mentre Reagan e Thatcher praticano il constructive engagement e gli Stati Uniti pongono il veto alle sanzioni ONU. La pressione contro il regime di Pretoria viene dal basso, dai movimenti, dagli artisti e dai Paesi africani.

Marley, lo Zimbabwe e l’album di diciassette giorni prima

Il 18 aprile 1980 lo Zimbabwe ottiene l’indipendenza, e Marley suona alle celebrazioni al Rufaro Stadium di Salisbury, oggi Harare. L’invito gli arriva perché Zimbabwe, dall’album Survival del 1979, era diventata il canto dei guerriglieri dell’ex Rhodesia del Sud; per portare il materiale ad Harare spese 250.000 dollari di tasca propria. Il 10 giugno esce Uprising, ultimo disco pubblicato mentre è in vita, e diciassette giorni dopo il tour arriva a Milano. Anche il jazz, il soul, il funk e il nascente hip hop vengono letti come espressioni di orgoglio e denuncia.

Allo stesso tempo, cresce la potenza simbolica della cultura nera a livello globale. Il reggae di Bob Marley – che in quei giorni canta a Milano – diventa colonna sonora della resistenza. Ma anche il jazz, la soul, il funk e il nascente hip hop vengono letti come espressioni di orgoglio e denuncia.

La cultura diventa veicolo di opposizione politica, capace di superare confini e censure.

Cultura pop

Negli Stati Uniti, il 20 giugno 1980, sette giorni prima del 27, esce The Blues Brothers, film che unisce commedia e tributo alla musica afroamericana, trasformando il linguaggio del musical e portando il soul nel cinema mainstream. È uno degli esempi più riusciti di come la cultura nera venga recuperata e rilanciata attraverso forme popolari, mantenendo un’anima profondamente politica.

In Italia il 1980 è l’anno in cui la televisione privata prende la sua forma definitiva, e il 27 giugno cade a metà del guado. Il marchio Canale 5 è registrato a Milano dal 12 novembre 1979, e la rete entra in onda il 30 settembre, quando cinque emittenti del Nord, Telemilano 58, A&G Television, Video Veneto, Tele Torino e Tele Emilia Romagna, cominciano a trasmettere la stessa programmazione con lo stesso logo e la pubblicità preregistrata.
Da lì si moltiplicano format leggeri, varietà, quiz, pubblicità sempre più invasive, e si delinea un nuovo immaginario collettivo fatto di consumo visivo continuo. Intanto i cartoni animati giapponesi conquistano il pomeriggio dei bambini, portando linguaggi e codici culturali radicalmente diversi e spesso controversi.

Nel giro di pochi anni Fininvest, la società fondata da Silvio Berlusconi nel 1978, diventa arma di propaganda politica per la sua controversa discesa in campo. Le attività televisive del gruppo verranno riunite sotto il marchio Mediaset nell’aprile 1996.

The Blues Brothers - Locandina Film
The Blues Brothers – La locandina del Film

Nel frattempo, fantascienza e horror diventano strumenti per raccontare angosce, mutazioni, crisi identitarie. Nei fumetti, da Judge Dredd a X-Men, e al cinema, dove la stagione è densa: Alien di Ridley Scott, Mad Max, Shining di Stanley Kubrick, Star Wars: L’Impero colpisce ancora, mentre Blade Runner è in preparazione proprio in quei mesi e Scanners di David Cronenberg arriverà nel gennaio 1981.
Nei primi videogiochi domestici si insinua una nuova sensibilità visiva e narrativa: il corpo come spazio di conflitto, la tecnologia come orizzonte e minaccia. È l’inizio di una trasformazione percettiva e simbolica che segnerà gli anni a venire.


Il suono del 27 giugno – Tra dischi, concerti e simboli

Strage di Ustica – 27 giugno 1980

Alle 20:59 il DC-9 Itavia del volo IH870, partito da Bologna e diretto a Palermo, scompare dai radar nel Tirreno tra Ponza e Ustica. Muoiono tutte le 81 persone a bordo: 77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e 4 membri dell’equipaggio. Una delle tragedie italiane più oscure del dopoguerra, ancora avvolta da misteri e omissioni. È il segno di una guerra non dichiarata nei cieli d’Europa, in piena “strategia della tensione”.

Concerto di Bob Marley a Milano

Nello stesso giorno, Bob Marley apre allo stadio di San Siro la sua unica trasferta italiana: la sera dopo suonerà allo stadio Comunale di Torino, e non tornerà più. Le stime sul pubblico milanese oscillano tra le ottantamila e le centomila persone, un numero superato in quell’anno solo dall’esibizione per l’indipendenza dello Zimbabwe. In apertura, nel pomeriggio, suonano Roberto Ciotti e Pino Daniele. In scaletta c’è Zimbabwe, e c’è Redemption Song: Marley, già malato, canta con una presenza quasi profetica, e quel brano risuona come un addio e un testamento.

Joy Division – “Love Will Tear Us Apart”

Il 27 giugno 1980 esce su Factory Records il singolo più rappresentativo dei Joy Division, sei settimane dopo il suicidio di Ian Curtis, avvenuto il 18 maggio 1980 alla vigilia del primo tour americano della band. Arriva al numero 13 in Gran Bretagna, primo ingresso in classifica del gruppo, e diventa immediatamente un’epigrafe generazionale, mescolando dolore privato e lutto collettivo. Il titolo verrà inciso sulla lapide di Curtis.

Kate Bush – “Babooshka”

Lo stesso giorno viene pubblicato anche Babooshka, secondo singolo estratto da Never for Ever. Arriverà al numero cinque britannico e resterà dieci settimane in classifica, mentre a settembre l’album diventerà il primo di un’artista solista britannica a raggiungere il primo posto. Kate Bush riscrive i ruoli di genere e anticipa l’ibridazione culturale che dominerà gli anni a venire.


Bath Festival of Blues & Progressive Music – 27-29 giugno 1970

Un evento monumentale nella storia del rock europeo, al Royal Bath and West Showground di Shepton Mallet. Comincia a mezzogiorno di sabato 27 e finisce all’alba di lunedì, con Led Zeppelin, Pink Floyd, Frank Zappa, Santana, The Byrds e molti altri. Nel campo adiacente si tiene un festival alternativo dove Pink Fairies, Yes, Genesis e Hawkwind suonano sul pianale di un camion, anticipazione dei free festival del decennio successivo.

Chiude il Fillmore East, 27 giugno 1971

Un anno dopo Bath, nello stesso giorno, il Fillmore East di New York chiude i battenti. L’ultima serata è a inviti e va in onda in simulcast su WNEW e WPLJ, con Allman Brothers Band, J. Geils Band, Albert King, Mountain, Edgar Winter’s White Trash, Beach Boys e Country Joe McDonald. Bill Graham aveva spiegato le ragioni in una lettera aperta sul Village Voice due mesi prima: l’industria era cambiata, e i concerti si stavano spostando verso palazzetti e stadi. È una data di confine, e chiude l’era della psichedelia e della controcultura per mano di chi quell’era l’aveva organizzata.

Jim Morrison, sei giorni dopo

Il 3 luglio 1971 Jim Morrison viene trovato morto a Parigi, nell’appartamento di rue Beautreillis dove viveva da marzo. Aveva ventisette anni. L’ultimo concerto con i Doors lo aveva tenuto il 12 dicembre 1970 al Warehouse di New Orleans, quattro giorni dopo il suo compleanno: uno show interrotto prima della fine, con Morrison irriconoscibile, che segnò la fine della band dal vivo. A Parigi non salì mai su un palco, e suonò soltanto in jam session dentro case e locali.


Quando tutto accade lo stesso giorno

Il 27 giugno ritorna in più contesti perché si accumulano, nello stesso giorno, eventi molto diversi e tutti rilevanti. Alcuni li hai ascoltati nei dischi, visti nei telegiornali, letti nei libri di scuola. Altri si scoprono dopo, a distanza di anni.

Messi in fila, però, quegli eventi disegnano un movimento preciso. Nel 1970 il festival di massa tocca il suo apice a Bath. Nel 1971, esattamente un anno dopo, Bill Graham chiude il Fillmore East dicendo che l’industria si sta spostando verso palazzetti e stadi. Nel 1980 Bob Marley canta a San Siro davanti a un pubblico da stadio, Kurtis Blow porta il rap dentro una major e, tre mesi dopo, Canale 5 entra nelle case italiane con format leggeri e pubblicità preregistrata. In dieci anni la forma nata dalla controcultura diventa un formato industriale.

Nello stesso giorno resistono le radio libere, i centri sociali, la cultura DIY inglese, il Times Square Show aperto ventiquattro ore su ventiquattro in un ex centro massaggi di Manhattan. Le due tendenze convivono, e per un po’ si guardano da vicino.

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