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Edison vs Hollywood: La Fuga dei Pirati verso la Terra Promessa

Reading Time: 9 minutesEdison vs Hollywood racconta come nel 1908 Thomas Edison creò il monopolio cinematografico più soffocante della storia americana. Per sfuggire al suo Trust, centinaia di cineasti indipendenti – i “pirati” del cinema – fuggirono verso la California, trasformando una tranquilla fattiga di fichi in quella che sarebbe diventata la capitale mondiale dell’intrattenimento: Hollywood.

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Di Thomas Wolf, www.foto-tw.de, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43944546

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Come il “Mago di Menlo Park” creò involontariamente la capitale mondiale del cinema trasformando i cineasti in fuorilegge

Nel 1912, un piccolo uomo di origine ungherese aspettava nervosamente nel corridoio di un ufficio del New Jersey. Adolph Zukor aveva solo cinque piedi e cinque pollici di altezza, parlava con un forte accento straniero e in tasca aveva i risparmi di una vita: abbastanza denaro per acquistare i diritti americani di un film europeo di 40 minuti, “Queen Elizabeth”, con la più famosa attrice del tempo, Sarah Bernhardt.

Dall’altra parte della porta, Jeremiah Kennedy, capo della Motion Picture Patents Company, deteneva un potere che nessun imperatore della storia aveva mai posseduto: il controllo totale su ogni frame di pellicola girato e proiettato negli Stati Uniti d’America.

Quella mattina, nell’ufficio silenzioso del New Jersey, si stava consumando uno degli scontri più significativi nella storia dell’innovazione americana. Da una parte, il monopolio più soffocante mai creato nell’industria dell’intrattenimento. Dall’altra, un immigrato con un sogno rivoluzionario: che il pubblico potesse gradire film più lunghi di dieci minuti.

Zukor non lo sapeva ancora, ma quel giorno stava per diventare un pirata. E insieme a lui, centinaia di altri visionari sarebbero stati costretti a fuggire verso una terra promessa chiamata California, dove avrebbero fondato qualcosa che il mondo non aveva mai visto: Hollywood.

Il Mago che Divenne Tiranno

La storia inizia tre decenni prima, quando Thomas Alva Edison non era ancora il monopolista del cinema, ma semplicemente il più prolifico inventore d’America. Nel 1891, il suo assistente William Kennedy Dickson sviluppò il kinetoscopio, la prima macchina per vedere i film, e il kinetografo, la prima cinepresa commerciale.

Edison fece qualcosa di geniale e terribile allo stesso tempo: invece di celebrare l’arte nascente, brevettò tutto ciò che la riguardava. Dal 1890, deteneva i diritti dei brevetti delle cineprese prodotte negli Stati Uniti, e utilizzò questa posizione per promuovere una serie infinita di cause contro chiunque osasse fare cinema senza il suo permesso.

La Black Maria, il primo studio cinematografico americano costruito da Edison nel New Jersey nel 1893, non era solo un laboratorio creativo. Era il quartier generale di una strategia di controllo totale che avrebbe paralizzato l’industria cinematografica americana per oltre un decennio.

Come i corsari dei Caraibi che operavano con le “Lettere di Corsa” della Corona, Edison aveva le sue autorizzazioni legali: i brevetti federali che gli permettevano di “saccheggiare” legalmente chiunque volesse navigare nelle acque del cinema americano.

La guerra che ne nacque ridusse la produzione a sole due compagnie: la Edison e la Biograph, che utilizzavano due differenti tipi di cinepresa. Edison aveva creato un deserto e lo aveva chiamato progresso.

By William Kennedy Dickson – https://www.nps.gov/edis/learn/news/black-maria-reopening.htm, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4300880

La Nascita del Trust (1908)

Il 18 dicembre 1908, Edison perfezionò la sua strategia corsara. Invece di combattere eternamente contro i concorrenti, decise di cooptarli. Fondò la Motion Picture Patents Company (MPPC), nota come “Edison Trust” o semplicemente “The Trust”, che riuniva tutte le grandi compagnie produttive americane: Edison Studios, Biograph Company, Vitagraph, Essanay, Selig Polyscope, Lubin Studios, Kalem Company.

Il genio malefico dell’operazione stava nei dettagli: insieme alle compagnie di produzione, il Trust includeva il principale distributore George Kleine e la Eastman Kodak, il maggior fornitore di pellicola grezza. Era il cartello perfetto: controllava brevetti su cineprese, proiettori e materie prime.

Le regole del gioco erano brutalmente semplici. Nessun film poteva essere prodotto senza licenza del Trust. Nessun cinema poteva proiettare senza pagare royalty mensili di due dollari – anche se il proprietario aveva comprato il proiettore prima della formazione del Trust. La durata dei film era limitata a 10-20 minuti, perché il Trust riteneva che il pubblico fosse incapace di apprezzare film più lunghi. Era perfino proibito pubblicizzare il nome degli attori, per evitare che quelli più popolari potessero chiedere salari più alti.

Eastman Kodak, membro del Trust, accettò di vendere pellicola grezza solo agli altri membri. I brevetti su proiettori permettevano al Trust di decidere chi poteva mostrare film e dove. Il MPPC aveva stabilito un monopolio su tutti gli aspetti della produzione cinematografica.

Edison aveva trasformato l’arte nascente del cinema in una piantagione dove lui era il padrone e tutti gli altri erano braccianti.

I Metodi della Paura

Nel 1910, il Trust creò la General Film Company, il braccio armato del monopolio. Con tattiche coercitive diventate leggendarie, la General Film confiscava equipaggiamenti non autorizzati, interrompeva la fornitura di film ai cinema che proiettavano pellicole non licenziate, e monopolizzò la distribuzione acquisendo tutti gli scambi cinematografici degli Stati Uniti.

Ma c’era un problema: l’unico scambio che riuscì a resistere era quello di proprietà di un immigrato ungherese di nome William Fox, che sfidò il Trust anche dopo la revoca della sua licenza.

Le tattiche intimidatorie del Trust andavano oltre le aule di tribunale. Secondo il libro “Final Cut” di Steven Bach, il MPPC assumeva sicari per picchiare i registi che violavano i loro brevetti. Solo alla Universal Studios furono indirizzate 289 denunce legali.

By Balboa Amusement Producing Company – source, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=59603062

L’Insurrezione degli Immigrati

I veri architetti della rivoluzione hollywoodiana non erano americani di vecchia data. Erano immigrati, principalmente ebrei dell’Europa orientale, che avevano già sperimentato cosa significasse vivere sotto regimi oppressivi. Conoscevano il valore della libertà e sapevano riconoscere un tiranno quando lo vedevano.

Wilhelm Fuchs (americanizzato in William Fox) nacque in Ungheria nel 1879 e arrivò negli Stati Uniti da bambino. A 13 anni mentiva sulla sua età per ottenere un lavoro come caposquadra in una fabbrica di abbigliamento. Opposto del padre indolente, il giovane Wilhelm divenne un lavoratore instancabile, ossessionato dal guadagnare sempre di più.

Carl Laemmle, nato a Laupheim in Germania nel 1867, arrivò a Chicago nel 1884 e lavorò nel settore dell’abbigliamento per vent’anni prima di scoprire il cinema. Nel 1906 aprì il suo primo nickelodeon, ma si scontrò immediatamente con il monopolio dell’MPPC.

E poi c’era Adolph Zukor, nato in Ungheria nel 1873, arrivato negli Stati Uniti con niente e con un’intuizione rivoluzionaria: mentre nickelodeon e primi cinema proiettavano continuamente bobine di 5-10 minuti con scene di inseguimenti e gag, Zukor pensò che il pubblico potesse gradire qualcosa di più lungo, una “feature” completa.

Questi tre uomini, insieme ad altri pionieri come i fratelli Warner e Samuel Goldwyn, condividevano più dell’origine straniera. Condividevano l’esperienza dell’oppressione e la determinazione a non sottomettersi mai più a un potere ingiusto.

Nel maggio 1909, Laemmle formò la sua Independent Moving Picture Company (IMP) e divenne il leader de facto dell’opposizione contro il Trust di Edison. Il prezzo della sua audacia fu il coinvolgimento in oltre 300 cause legali nel corso di diversi anni.

Ma Laemmle aveva capito qualcosa che Edison non comprendeva: la battaglia non si sarebbe vinta solo nei tribunali. Bisognava portarla al tribunale dell’opinione pubblica.

L’Errore Fatale di Edison

Mentre gli “outlaws” (fuorilegge), come li chiamava sprezzantemente Edison, lottavano per la sopravvivenza, il Trust commise l’errore che lo avrebbe distrutto: resistere al cambiamento.

Nel 1912, mentre Zukor aspettava ore per vedere Jeremiah Kennedy con il suo progetto rivoluzionario di “Queen Elizabeth”, il mondo del cinema stava per spaccarsi definitivamente. Da una parte c’era la rigidità del Trust, dall’altra la creatività degli indipendenti che sperimentavano formati più lunghi e attori riconoscibili.

L’ironia era devastante: il Trust possedeva tutte le innovazioni che avrebbero rivoluzionato il cinema, ma si rifiutava di utilizzarle. Come osservano gli storici del cinema, ogni singola innovazione che rese grande Hollywood – lungometraggi, star system, produzioni di qualità – nacque all’interno del Trust ma venne sviluppata dagli “outlaws” che avevano il coraggio di sperimentare.

Edison, l’inventore seriale che aveva rivoluzionato l’illuminazione e il suono, era diventato il custode dello status quo cinematografico. Il rivoluzionario si era trasformato in conservatore.

I risultati al botteghino dei film di Zukor dimostrarono che il pubblico era affamato di storie più lunghe e complesse. La gente era disposta a pagare dieci centesimi invece di cinque. Il mercato stava dando ragione ai “pirati” e torto all’establishment.

La Grande Fuga verso l’Ovest

Di fronte al soffocamento del Trust, i cineasti indipendenti scelsero l’unica via possibile: la fuga. E quando decine di pionieri del cinema guardarono la mappa degli Stati Uniti cercando un rifugio, tutti i loro occhi si posarono sullo stesso punto: la California.

La California del Sud aveva senso per molte ragioni pratiche. Il tempo era favorevole a riprese tutto l’anno e raramente pioveva. L’area aveva scenari diversificati, con spiagge e oceano facilmente accessibili come deserti, foreste e persino montagne. La terra era economica e abbondante, la manodopera principalmente non sindacalizzata.

Ma c’era una ragione più importante e cinica: la California era lontana dal New Jersey di Edison. I giudici californiani erano meno favorevoli alle pratiche monopolistiche. E anche se i brevetti fossero stati riconosciuti validi, farli rispettare sarebbe stato complicato: i viaggi transcontinentali erano costosi e scomodi sia per i sicari che per i marshal federali.

William Selig di Chicago fu il primo produttore a stabilire uno studio a Los Angeles nel 1909. Nel 1910, la California Motion Picture Manufacturing Company iniziò a produrre film a Long Beach. Ma fu nel 1911 che l’esodo assunse le proporzioni di una vera migrazione quando D.W. Griffith della Biograph venne mandato sulla costa ovest con la sua troupe di attori, inclusi Mary Pickford, Lillian Gish e Lionel Barrymore.

E proprio qui si consuma una delle più grandi ironie della storia americana. Quando Harvey e Daeida Wilcox acquistarono 120 acri di terreno agricolo a nord-ovest di Los Angeles nel 1886, avevano progetti per una vita tranquilla nel loro ranch che chiamarono Hollywood. La coppia religiosa sognava una fattoria di fichi e una comunità sobria e profondamente devota.

Il loro sogno di un’utopia cristiana si sarebbe potuto avverare se non fosse stato per un uomo spietato del New Jersey – Thomas Edison. La sua avidità monopolistica trasformò la zona rurale di Hollywood nella capitale mondiale dell’intrattenimento.

Il Pragmatismo degli Affari

I “pirati” californiani non si limitarono a fuggire – aggirarono il sistema per massimizzare i profitti. Edison controllava la Costa Est con brevetti e tribunali, ma la California era terra di nessuno dove le regole erano diverse.

Gli indipendenti scoprirono rapidamente che violare le convenzioni del Trust era questione di business. I lungometraggi vendevano più biglietti dei cortometraggi da 10 minuti. Le star riconoscibili attiravano più pubblico degli attori anonimi. I costi di produzione in California erano inferiori a quelli del New Jersey.

Laemmle e Zukor svilupparono il star system perché Mary Pickford vendeva biglietti. Quando Zukor offrì 500 dollari a settimana a Pickford contro i 175 che guadagnava a Broadway, stava investendo in un asset commerciale.

La divisione tra Costa Est (affari) e Costa Ovest (produzione) nacque da necessità pratiche: era più economico girare in California e più sicuro tenere i soldi lontano dalle cause legali di Edison.

Il primo film tradizionale girato a Hollywood fu “In Old California” di D.W. Griffith nel 1910. L’ondata di rifugiati dal Trust trasformò quella zona rurale nella capitale del cinema mondiale perché era il posto migliore per fare affari senza interferenze.

La Caduta dell’Impero

Nel 1913, William Fox della Fox Film Corporation, insieme ai proprietari di Paramount e Universal, decise di giocare l’ultima carta: presentò una denuncia al Governo degli Stati Uniti, accusando il MPPC di violare il Sherman Anti-Trust Act.

Il governo americano, già infastidito dai monopoli che stavano soffocando la libera concorrenza in tutto il paese, adottò il loro caso. Nel 1915, in United States vs. Motion Pictures Patents Company, il tribunale si pronunciò contro il MPPC. La corte stabilì che gli atti del MPPC costituivano una cospirazione e un monopolio in vincolo del commercio interstatale, violando quindi il Sherman Anti-Trust Act.

Nel 1917, la Corte Suprema degli Stati Uniti ordinò al MPPC di sciogliersi completamente.

Ma la battaglia legale era solo la formalizzazione di una sconfitta già consumata. Al momento della decisione, gli indipendenti avevano già superato strategicamente il Trust. Il monopolio di Edison aveva assunto una posizione retrograda rispetto alle riforme innovative introdotte dai “pirati” californiani.

L’ironia finale: Edison, che aveva illuminato il mondo con la lampadina elettrica, finì per oscurare la propria eredità cinematografica con l’avidità monopolistica. Il 30 marzo 1918, Thomas A. Edison, Inc., vendette lo studio e l’impianto alla Lincoln & Parker Film Company, ponendo fine al coinvolgimento del grande inventore nella produzione cinematografica.

Il monopolista era stato sconfitto da un gruppo di immigrati con telecamere artigianali e sogni più grandi del suo Trust.

By Unknown author – NPGallery, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=114335460

L’Eredità del Pensiero Pirata

Oggi, negli archivi di Universal Studios (fondata da Carl Laemmle), Paramount Pictures (nata da Adolph Zukor), 20th Century Fox (nata da William Fox), resta la testimonianza di quando il cinema americano nacque da un conflitto commerciale tra monopolisti.

La storia di Edison vs Hollywood conferma il principio cinico del Pensiero Pirata: quando un sistema diventa troppo rigido per garantire profitti, qualcuno trova sempre il modo di aggirarlo. Edison controllava la Costa Est, gli immigrati ungheresi e tedeschi si spostarono in California. Semplice calcolo economico.

Edison aveva sfidato il monopolio del gas con la lampadina elettrica per conquistare il mercato dell’illuminazione. Gli “outlaws” sfidarono Edison per conquistare il mercato cinematografico. I rifugiati californiani, una volta consolidato il potere, crearono il sistema di studio hollywoodiano che controllò l’industria per decenni con metodi altrettanto spietati.

Come King Tubby trasformò l’errore di Byron Smith nella rivoluzione del dub per conquistare i Soundclash giamaicani, i cineasti trasformarono l’oppressione di Edison nell’opportunità di Hollywood per conquistare il pubblico americano.

La California dove si stabilirono i cineasti in fuga da Edison nel 1910 era territorio libero per fare affari. Oggi, quella stessa California ospita Silicon Valley, dove una nuova generazione di imprenditori continua a cercare scappatoie ai monopoli del presente.

Il ciclo continua. I pirati di ieri sono gli imperi di oggi. Gli imperi di oggi saranno aggirati dai pirati di domani.

La storia è come il cinema: se sai dove guardare, la verità è ancora lì, da qualche parte.


Prossima fermata: Tesla vs Marconi – dove scopriremo come il genio serbo morì povero mentre l’imprenditore italiano costruì un impero sui suoi brevetti rubati.