Torquemada
Emilio Sala, "Expulsión de los judíos de España", 1889
Tomás de Torquemada nasce a Valladolid nel 1420. Discende da una famiglia di conversos, ebrei convertiti al cattolicesimo. Diventerà l’uomo che più di ogni altro perseguiterà chi gli somiglia nel sangue.
Frate domenicano, priore del convento di Santa Cruz a Segovia, diventa confessore della giovane Isabella di Castiglia. Quando lei sale al trono nel 1474, lo vuole al suo fianco come consigliere.
Nel 1483 viene nominato Grande Inquisitore di Castiglia e Aragona. Costruisce una rete di tribunali ecclesiastici. La procedura è semplice: un sospetto, un arresto, la confisca dei beni, la tortura per estorcere confessioni che giustifichino l’arresto stesso. È lui a emanare gli Estatutos de limpieza de sangre, i decreti che rendono ufficiale la purezza del sangue come requisito di cittadinanza.
Convince Isabella e Ferdinando che la minoranza ebraica rappresenta un pericolo per il regno. Nel 1492 ottiene l’espulsione.
Secondo fonti storiche, le sue fiamme bruciano circa duemila persone tra il 1481 e il 1504.
Quando muore, nel 1498, si pensa addirittura a canonizzarlo.
I Condotti che si aprono da Torquemada
Isabella di Castiglia — la regina che ascolta, firma, agisce. Il potere che ha bisogno di un consigliere per trasformare la paura in legge.
La limpieza de sangre — il decreto che porta la sua firma. Il certificato di sangue puro come passaporto per esistere in pubblico.
Sefarad — chi venne espulso per ordine suo. Chi partì con le chiavi di casa.
Remigrazione — ogni epoca ha il suo Torquemada. Un confessore, un consigliere, qualcuno che sussurra al potere che la minoranza è il pericolo.
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