Il sesto cerchio
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Il sesto cerchio è la zona dell’Inferno dantesco in cui sono puniti gli eretici. Occupa i canti IX, X e XI della prima cantica e si trova dentro le mura della città di Dite, la cittadella che separa i peccati di incontinenza dai peccati di malizia.
Il paesaggio è un cimitero. Una distesa di sepolcri di pietra arroventati dal fuoco, ciascuno destinato a una setta diversa, con l’intensità della fiamma variabile secondo la colpa. Le anime giacciono dentro le arche.
I coperchi sono sollevati. Virgilio spiega che resteranno così fino al giorno del Giudizio, quando le anime torneranno dalla valle di Giosafat con i corpi che hanno lasciato sulla terra, e allora le tombe verranno chiuse per sempre.
Chi vi si incontra
Nel canto X Dante dialoga con due fiorentini sepolti nella stessa arca. Farinata degli Uberti, capo ghibellino che guidò la vittoria di Montaperti nel 1260 e che si oppose da solo alla proposta di radere al suolo Firenze, si erge dal sepolcro dalla cintola in su. Accanto a lui Cavalcante de’ Cavalcanti, padre del poeta Guido Cavalcanti, si solleva per chiedere notizie del figlio.
Farinata nomina fra i compagni di pena l’imperatore Federico II e il cardinale Ottaviano degli Ubaldini. Nel canto XI, poco oltre, Dante incontra il sepolcro attribuito a papa Anastasio.
La setta che Dante colloca qui è quella degli epicurei, che negavano la sopravvivenza dell’anima dopo la morte del corpo. La pena corrisponde alla colpa: chi considerò l’anima mortale con il corpo giace chiuso in una tomba.
Il vedere lontano
Farinata descrive a Dante la condizione conoscitiva dei dannati di questo cerchio. Vedono le cose distanti nel tempo, come chi ha la vista lunga, e il presente resta loro oscuro. Delle vicende terrene sanno il futuro, e ignorano quello che accade nel momento in cui accade.
Cavalcante interpreta il silenzio di Dante come annuncio della morte del figlio e ricade nel sepolcro. Guido Cavalcanti era ancora vivo nell’aprile del 1300, data del viaggio, e sarebbe morto nell’agosto dello stesso anno.
Farinata aggiunge che alla chiusura della porta del futuro, dopo il Giudizio universale, ogni loro conoscenza si spegnerà.
I Condotti che si aprono da Il sesto cerchio
Torquemada — il frate domenicano nominato inquisitore generale, che diresse la persecuzione dell’eresia nella Spagna del Quattrocento.
Isabella di Castiglia — la regina che con Ferdinando ottenne da Roma l’istituzione dell’Inquisizione spagnola e ne nominò i primi inquisitori.
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