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La Società Industriale e il suo Futuro / Il Manifesto di Unabomber

Baita di Kaczynski fotografata dall'FBI, Condotto sul manifesto di Unabomber

By Federal Bureau of Investigation, pubblico dominio

La Società Industriale e il suo Futuro è un saggio di circa trentacinquemila parole scritto da Theodore Kaczynski e pubblicato il 19 settembre 1995. L’autore era allora conosciuto soltanto come Unabomber, soprannome nato dalla sigla UNABOM che l’FBI aveva costruito su University and Airline Bomber, e firmava i suoi invii con le iniziali FC, Freedom Club. Il documento è comunemente indicato come il Manifesto di Unabomber.

Il testo arrivò ai lettori attraverso una trattativa. Nel giugno 1995 Kaczynski propose di interrompere la campagna dinamitarda se una fra il Washington Post, il New York Times e Penthouse avesse pubblicato per intero il suo scritto. Dopo tre mesi di esame e su raccomandazione dell’FBI, con l’autorizzazione del procuratore generale Janet Reno, il Washington Post lo stampò in un inserto di otto pagine, dividendo i costi con il New York Times. Gli editori Donald Graham e Arthur Sulzberger Jr. accompagnarono la scelta con un comunicato congiunto.

La pubblicazione produsse l’effetto su cui l’FBI contava. David Kaczynski riconobbe lo stile di scrittura del fratello e avvisò le autorità. L’arresto arrivò nell’aprile 1996, in un capanno senza elettricità e senza acqua corrente nei boschi di Lincoln, in Montana.

Le tre nozioni portanti

Il saggio poggia su tre concetti che ricorrono lungo tutto il testo.

Il processo di potere descrive un bisogno che Kaczynski considera di origine biologica: obiettivi che richiedano sforzo, un tasso ragionevole di riuscita, e controllo sul percorso che porta a raggiungerli. Il mancato raggiungimento continuato produce sconfitta e depressione, e l’aristocratico che ottiene ogni cosa senza fatica è l’esempio che il testo porta per spiegare la noia.

Le attività surrogate sono gli obiettivi artificiali che subentrano quando i bisogni materiali risultano già soddisfatti. Lavoro in eccesso, passatempi, intrattenimento, militanza politica.

La ipersocializzazione riguarda chi ha interiorizzato così a fondo le norme del sistema tecnologico da provare vergogna a ogni trasgressione, anche soltanto pensata.

Su queste basi il testo sostiene che il sistema tecnologico resti irriformabile senza comprimere la libertà. Le letture che gli studiosi riconoscono alle spalle del saggio sono Jacques Ellul, sulla tecnica come minaccia alla libertà, ed Eric Hoffer, sulla psicologia dei movimenti di massa.

In Italia il testo esce nel 1997 per Stampa Alternativa, a cura di Antonio Troiano e nella traduzione di Roberto Migliussi.

Da Kurzweil a Wired

Nel 1998 Bill Joy, cofondatore di Sun Microsystems, incontrò Ray Kurzweil a una conferenza e trovò nel suo The Age of Spiritual Machines (L’era delle macchine spirituali) un lungo passaggio ripreso dal manifesto. Joy lo fece leggere ad amici e colleghi senza dire di chi fosse. Nel 2000 pubblicò su Wired il saggio Why the Future Doesn’t Need Us (Perché il futuro non ha bisogno di noi). Nel 2009 la rivista lo definì un percorso da Kurzweil a Kaczynski.

Il manifesto viene ripreso dal neo-luddismo e dal survivalismo, e dal 2020 circola su X e TikTok sotto l’etichetta #Tedpill.

Il romanzo Fight Club di Chuck Palahniuk esce tre mesi dopo l’arresto, e l’accostamento tra Tyler Durden e le posizioni del manifesto è frequente. In ambito italiano compare anche l’indicazione che il manifesto sia noto come Pillola Rossa. Entrambe le notizie risalgono a fonti singole e restano senza riscontro nelle ricostruzioni anglofone, dove il documento compare come Unabomber Manifesto. Il manifesto esce nel 1995, Matrix nel 1999.


I Condotti che si aprono da La Società Industriale e il suo Futuro

Il capitalismo della sorveglianza — l’estrazione dei dati comportamentali come logica di accumulazione, descritta da Shoshana Zuboff nel 2015 e nel 2019.

Progetto MKULTRA — il programma di controllo della mente e la ricerca sulla personalità a cui il giovane Kaczynski partecipò a Harvard.

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