Linea Verde
Screenshot da I ragazzi di Bandiera Gialla (1967), pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
Definizione
La Linea Verde è una posizione editoriale sulla canzone italiana affermatasi nell’autunno del 1966. Sostiene che la spinta di protesta del beat sia esaurita e che la canzone debba orientarsi verso temi di speranza, fratellanza e conciliazione. Il termine designa un indirizzo di contenuto: nessun genere musicale, nessuna corrente stilistica e nessuna etichetta discografica porta questo nome.
L’ideazione appartiene a Giulio Rapetti Mogol. La diffusione pubblica passa dal settimanale BIG, dove il giornalista Sergio Modugno le dedica un editoriale nell’ottobre del 1966.
Origine e veicolo editoriale
BIG è una delle prime riviste musicali italiane, rivolta allo stesso pubblico che il beat aveva raccolto. Ospita la rubrica Bandiera Gialla, tenuta da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, gemella dell’omonima trasmissione radiofonica che in quei mesi riceve migliaia di lettere alla settimana. La discussione sulle linee nasce quindi dentro il canale di massima esposizione giovanile disponibile all’epoca.
L’editoriale di Modugno presenta la Linea Verde come una svolta già in corso, alla quale gli operatori del beat dovrebbero adeguarsi. La posizione nasce dentro l’ambiente che produce le canzoni e viene certificata dalla stampa che ne racconta il mercato.
La tesi
La Linea Verde poggia su tre affermazioni.
La spinta di protesta del beat ha esaurito la propria funzione. Il pubblico chiede canzoni orientate alla speranza. L’adeguamento a questa richiesta appartiene all’ordine naturale dell’evoluzione della canzone.
Nelle proprie dichiarazioni dell’epoca Mogol argomenta una posizione più articolata di quella che l’etichetta suggerisce. In un’intervista pubblicata dalla rivista Giovani alla fine del 1966 sostiene che i tre temi della protesta americana, libertà, fine della guerra in Vietnam e fine della discriminazione razziale, valgano anche in Italia, e che accanto a questi vada contestato l’assetto di valori fondato sulla brama di potere e di denaro. Aggiunge che la protesta deve restare costruttiva e non opporre violenza alla violenza.
Questa formulazione sposta l’oggetto della protesta dal conflitto sociale determinato alla critica morale generica. Il passaggio dalla denuncia di un fatto alla denuncia di una disposizione d’animo è il meccanismo che i firmatari della lettera aperta contestano.
Il dibattito delle linee
Nel 1966 la stampa musicale italiana organizza la discussione per colori. Accanto alla Linea Verde compaiono una linea gialla e una linea rossa.
La linea gialla è una casella predisposta dall’apparato promozionale, che di un polo contrapposto aveva bisogno per rendere leggibile quello verde. Il nome deriva per assonanza dalla trasmissione radiofonica Bandiera gialla e dall’omonima rubrica che Renzo Arbore e Gianni Boncompagni tengono su BIG, quindi dal lessico della promozione. Gli interpreti di repertorio sentimentale e tradizionale evitarono l’etichetta per non risultare superati, e la posizione rimase occupata di fatto soltanto da Adriano Celentano, con brani come “Tre passi avanti” e “Mondo in mi settima”. Le ricostruzioni successive assegnano il colore ora a quello spazio di disimpegno, ora ai firmatari del manifesto contro la Linea Verde, e la discordanza segnala una collocazione mai stabilizzata.
La contrapposizione per colori funziona quindi come strumento di posizionamento commerciale prima che come dibattito culturale. Questo spiega la scelta dei cinque firmatari del manifesto, che rivendicano la propria posizione con una formula scelta da loro e dichiarata nel testo, senza accettare un colore assegnato dall’esterno.
La linea rossa raccoglie l’area della canzone politica organizzata attorno ai Dischi del Sole, con una genealogia propria che precede il dibattito del 1966 e uno sviluppo autonomo negli anni successivi.
La rivista Giovani dedica al confronto una serie di interviste, raccolte nel numero 47 del 28 dicembre 1966 a cura di Daniele Ionio, con le posizioni di Mogol, Luciano Beretta, Gianni Morandi e Herbert Pagani.
Il meccanismo
I testi prodotti in coerenza con la Linea Verde ricorrono a quattro modalità distinte.
Adattamento con sostituzione del contenuto. Un successo straniero viene tradotto in italiano conservando musica e struttura, mentre il testo abbandona il referente originale.
Protesta dichiarata conclusa. Il brano adotta il lessico della rivolta per annunciarne la fine, restituendo l’immagine di un conflitto già risolto.
Protesta consolatoria. Un testo di impegno generico viene sovrapposto a una musica priva di qualunque riferimento sociale, con esito rassicurante: il conflitto esiste, il suo superamento è garantito dal corso naturale delle cose.
Spostamento del referente. Un tema definito viene ricondotto alla sfera sentimentale, con conservazione dell’atmosfera e perdita dell’oggetto.
Il repertorio della linea
La Linea Verde raggiunge il pubblico attraverso un gruppo di interpreti riuniti e proposti alla radio come insieme coerente, in un’epoca in cui la radiofonia costituisce il canale quasi esclusivo di promozione. I temi ricorrenti riguardano la natura, la libertà e la fratellanza, con un allontanamento dal solo repertorio sentimentale.
Il movimento dispone di una propria canzone manifesto, intitolata “La linea verde” e affidata ai Bushmen, gruppo britannico attivo in Italia dalla discografia scarsa.
Tra i brani indicati come tipici del filone figura “Occhiali da sole” del duo Jonathan & Michelle, costruito sul dialogo fra due modi opposti di guardare la realtà.
Casi documentati
“La Rivoluzione” (1967). Testo di Mogol, musica di Piero Soffici. Presentata al Festival di Sanremo da Gianni Pettenati in abbinamento con Gene Pitney. Il ritornello annuncia la conclusione definitiva della rivoluzione e la vittoria dell’amore. Rientra nella protesta dichiarata conclusa.
“Sognando la California” (1966). Versione italiana di “California Dreamin'” dei Mamas & the Papas, incisa dai Dik Dik. L’attesa e il disagio dell’originale vengono ricondotti a un immaginario di evasione. Rientra nell’adattamento con sostituzione del contenuto.
“Ragazzo solo, ragazza sola” (1969). Versione italiana di “Space Oddity” di David Bowie, con testo di Mogol. La deriva nello spazio del maggiore Tom lascia il posto a una vicenda sentimentale fra due giovani soli. Rientra nello spostamento del referente.
“È la pioggia che va” (1966). Incisa dai Rokes, testo di Mogol, adattamento di “Remember the Rain” di Bob Lind. L’originale è una canzone d’amore. Il testo italiano vi sovrappone un contenuto di impegno costruito sull’immagine del cielo che si schiarisce, con la fiducia nel mutamento affidata al passare del tempo. Il brano viene indicato come modello di riferimento della Linea Verde. Rientra nella protesta consolatoria.
“Che colpa abbiamo noi” (1966). Incisa dai Rokes, testo di Mogol, adattamento di “Cheryl’s Goin’ Home” di Bob Lind. Il testo italiano è interamente nuovo rispetto all’originale. Precede di pochi mesi il caso precedente e ne costituisce il modello commerciale. Rientra nell’adattamento con sostituzione del contenuto.
La risposta degli autori
All’editoriale di BIG cinque autori rispondono con un manifesto in forma di lettera aperta: Luigi Tenco, Sergio Bardotti, Lucio Dalla, Gianfranco Reverberi e Piero Vivarelli.
La lettera contesta il fondamento della tesi, rilevando l’assenza di argomenti storici o economici a sostegno di una svolta presentata come necessaria. Elenca le ragioni di protesta ancora aperte, dalle persecuzioni razziali ai bombardamenti in Vietnam, dalla censura ai fatti di Agrigento e Longarone, estendendo il rilievo ai paesi del blocco sovietico e alla Rivoluzione culturale cinese.
Nel passaggio conclusivo i firmatari indicano la posizione contrapposta con una formula propria, la linea del blues, di Bob Dylan e di Jack Kerouac, e distinguono la speranza dalla lotta.
Alla Linea Verde si oppongono con articoli e interviste anche cantautori già affermati, tra cui Sergio Endrigo, che rilevano la superficialità dei temi trattati e sostengono la necessità di forme adeguate di protesta.
La lettera cita inoltre un episodio di censura al Festival delle Rose. Alla stessa manifestazione Gianni Morandi aveva portato “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, scritta da Mauro Lusini, brano oggetto di limitazioni nella diffusione radiotelevisiva per il suo contenuto sulla guerra in Vietnam.
La replica di Mogol
Mogol risponde al manifesto sulle stesse pagine di BIG. Definisce la Linea Verde come una posizione di ottimismo e di speranza, e precisa che la speranza non comporta una resa. Colloca al centro dell’argomento la solitudine come condizione dell’esistenza e il volersi bene come risposta, con il rifiuto dell’idea di battere e superare l’altro.
La replica sposta il terreno del confronto dal piano politico a quello esistenziale. La critica successiva ha rilevato la vicinanza di questa impostazione al clima che nello stesso periodo si formava intorno alla summer of love e al flower power, e la indica tra le ragioni della tenuta commerciale della linea.
L’esito al Festival di Sanremo del 1967
Alla diciassettesima edizione del Festival di Sanremo, nella serata del 26 gennaio 1967, Luigi Tenco presenta “Ciao amore, ciao” in abbinamento con Dalida. Il brano tratta il tema dell’emigrazione e nasce da una versione precedente, intitolata “Li vidi tornare”, di contenuto antimilitarista.
Il voto delle giurie assegna alla canzone trentotto preferenze su novecento e il dodicesimo posto, che comporta l’esclusione dalla finale. Alla commissione di ripescaggio, composta dal direttore artistico della manifestazione Gianni Ravera, dal regista televisivo Lino Procacci e dai giornalisti Ugo Zatterin e Lello Bersani, resta la facoltà di riammetterla, e la scelta cade su “La Rivoluzione”.
Tenco muore nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967.
Portali correlati
Onde Libere, per la storia delle frequenze che si sono sottratte alla selezione centralizzata del repertorio.
Luigi Tenco, per la figura e per l’opera dell’autore che guidò l’opposizione alla linea.
Festival di Sanremo, per l’istituzione che ne registrò il primo esito e per la sua funzione di certificazione del repertorio.
Linea Rossa, per l’area della canzone politica che si mosse sullo stesso terreno con obiettivi propri.
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