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La Via Emilia musicale

La Via Emilia musicale è il corridoio lungo il quale si dispone una parte consistente della musica popolare e indipendente italiana degli ultimi sessant’anni. Da Piacenza a Rimini, con diramazioni verso l’Appennino, si concentrano etichette, studi di registrazione, locali, festival, band e figure editoriali in una densità che nessun’altra area italiana raggiunge fuori da Milano e Roma.

Questo Condotto adotta una definizione larga. La Via Emilia qui è il corridoio culturale che si estende attorno alla strada romana, e comprende quindi anche i luoghi che geograficamente le stanno a lato: Correggio e Carpi a nord, Castelnovo ne’ Monti, Villa Minozzo e Zocca sull’Appennino a sud. La lettura stretta, limitata al tracciato della consolare, escluderebbe alcuni dei nodi più importanti di questa storia.

La strada

La Via Aemilia viene costruita nel 187 avanti Cristo per iniziativa del console Marco Emilio Lepido, e collega Ariminum, l’attuale Rimini, a Placentia, l’attuale Piacenza. Attraversa Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma, e nei secoli successivi dà il nome all’intera regione.

La sua funzione originaria è militare e coloniale: consolidare il controllo romano sulla pianura padana appena conquistata. Diventa poi asse commerciale, e mantiene questa vocazione fino all’età contemporanea, quando la statale e poi l’autostrada ne ripercorrono il tracciato.

Via Emilia, la civiltà di pianura

Nella cultura italiana del Novecento la Via Emilia entra come immagine di una civiltà di pianura, laica e mercantile, e la letteratura e la canzone la usano come sinonimo di un modo di stare al mondo.

Due spiegazioni

L’anomalia emiliana è stata notata dai protagonisti prima che dai critici, e ne circolano due letture concorrenti, entrambe riferite da Francesco Guccini.

La prima è di Lucio Dalla, e Guccini la riassume attribuendo il merito alla strada, che legherebbe tutte le città che attraversa «creando un’unica metropoli che va da Piacenza a Rimini». È una lettura infrastrutturale: la continuità urbana produce circolazione di persone, di locali e di pubblico, e quindi una scena sola al posto di tante scene locali.

La seconda è di Guccini stesso, che indica la civiltà contadina, dove il canto era pratica quotidiana, e il fatto che quella generazione fosse cresciuta in famiglie dove si cantava e si ascoltava musica. È una lettura antropologica, e sposta la causa dalla geografia economica alla trasmissione domestica.

Le due spiegazioni coprono fenomeni diversi. La prima rende conto del circuito, cioè di locali, etichette e festival. La seconda rende conto della quantità di autori nati in una fascia territoriale ristretta.

Il primo strato

La densità musicale del corridoio precede il rock indipendente di almeno un decennio.

La stagione beat copre il tratto occidentale del corridoio, quello che la storiografia del rock indipendente trascura.

I Corvi si formano a Parma nel 1965 attorno ad Angelo Ravasini, Claudio Benassi, Fabrizio Levati e Italo Ferrari, e cominciano suonando nei locali della provincia.

Nel 1966 incidono per l’Ariston Un ragazzo di strada, adattamento italiano di un brano dei Brogues, e la portano al Cantagiro chiudendo all’ottavo posto. Gianni Pettenati, nato a Piacenza nel 1945, vince nel 1965 il Festival di Bellaria e l’anno successivo incide Bandiera gialla, versione italiana di The Pied Piper di Crispian St. Peters, che resta il suo successo maggiore. Lascerà poi il canto per la critica musicale e la saggistica, e morirà nel febbraio 2025.

Nel 1967 i Nomadi di Novellara, formazione destinata alla più lunga militanza continuativa della musica italiana, incidono Dio è morto, scritta da Guccini, che la pubblica nello stesso anno in Folk Beat n. 1. Nel 1972 arriva Io vagabondo.

Negli anni settanta il corridoio produce il cantautorato civile di Guccini e di Pierangelo Bertoli, di Sassuolo, il cui Eppure soffia del 1976 diventa uno dei primi brani ambientalisti della canzone italiana.

Nel 1981 Vasco Rossi, di Zocca, sull’Appennino modenese, pubblica Siamo solo noi per la Targa. Nel 1984 i Nabat incidono Laida Bologna per la C.S.A. Records, e il punk bolognese trova il proprio manifesto sulla città.

Quando negli anni novanta nasce l’infrastruttura indipendente, il pubblico e la consuetudine al concerto sono quindi già formati da trent’anni di attività.

Il collegamento tra i due strati ha almeno un punto documentato. Nel settembre 2014 Claudio Benassi, batterista e ultimo fondatore rimasto dei Corvi, sale sul palco principale del MEI di Faenza per la prima esibizione del nuovo progetto, e nella stessa occasione riceve il premio alla carriera. Il circuito indipendente degli anni duemila riconosce così il beat parmense del 1966 come parte della propria genealogia.

Bologna

Il nodo più denso del corridoio.

Nel 1977 Oderso Rubini e Cialdo Capelli, studenti del DAMS, fondano uno studio di registrazione e poi l’etichetta Harpo’s Music, costituita in cooperativa con Anna Persiani e Lella Leporati per produrre insieme musica, cinema e grafica. La prima uscita è Inascoltable degli Skiantos di Freak Antoni, seguita da Confusional Quartet, Windopen, Gaznevada, Luti Chroma.

Bologna Rock

Il 2 aprile 1979, al Palasport, l’etichetta organizza Bologna Rock: dalle cantine all’asfalto, con oltre seimila persone e il biglietto a prezzo politico di 2.500 lire. Subito dopo Rubini fonda Italian Records, dichiaratamente ispirata alla britannica Rough Trade, e descritta come la prima struttura di produzione indipendente italiana nata lontano dai grandi centri.

Il Q.BO’

Nel 1985 apre il Q.BO’ di Maurizio Stanzani, primo club poliedrico e multimediale della città, che chiude nell’estate del 1987. Nel 1991 nascono i Massimo Volume di Emidio Clementi, che portano in italiano lo spoken word della beat generation. Negli stessi anni, all’Isola nel Kantiere, si forma il collettivo degli Isola Posse All Stars, da cui usciranno i Sangue Misto di Deda, Neffa e DJ Gruff. Il circuito degli spazi giovanili indipendenti, dal Link al Livello 57, tiene insieme la scena hip hop del decennio.

Futura

Bologna è anche la città di Lucio Dalla, che nel 1979 scrive a Berlino, seduto su una panchina al Checkpoint Charlie, il testo di Futura.

Reggio Emilia e l’Appennino

Nel 1982 Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, dopo essersi conosciuti a Berlino, fondano i CCCP – Fedeli alla Linea. Il gruppo prende forma negli ultimi mesi dell’anno, al ritorno da un viaggio in Germania, dopo un concerto a Carpi.

Il rapporto dei CCCP con il proprio territorio è dichiarato nel titolo di uno dei loro brani più noti, Emilia paranoica, inciso nella raccolta del 1987 pubblicata dalla Virgin.

Nel 1991, sciolti i CCCP, i due fondano a Reggio Emilia I Dischi del Mulo, etichetta esplicitamente rivolta alle realtà musicali dell’Appennino. Nel catalogo entrano gli Üstmamò, i Disciplinatha, i Wolfango, gli Acid Folk Alleanza di Fabrizio Tavernelli.

Gli Üstmamò arrivano dall’Appennino reggiano, tra Villa Minozzo e Castelnovo ne’ Monti. Il nome significa “proprio adesso” in dialetto reggiano, la voce è di Mara Redeghieri, e il repertorio innesta sul rock i canti dei maggerini. Nel 1994 I Dischi del Mulo confluiscono nel Consorzio Produttori Indipendenti.

Correggio

Un comune di ventiseimila abitanti che compare tre volte in questa storia.

È la città di Pier Vittorio Tondelli, che nel 1984 intervista i CCCP e li fa spiegare il proprio punk filosovietico passando per Kreuzberg. È la città di Luciano Ligabue, che nel 1993 fonda con Valerio Soave la Mescal, destinata a diventare l’altra grande etichetta indipendente italiana degli anni novanta. Ed è il luogo dove, il 25 aprile 1995, si tiene il concerto di Materiale resistente, davanti a oltre seimila persone, con il sostegno del Comune di Correggio e della Provincia di Reggio Emilia.

Modena, Faenza, Rimini

A Modena si formano i Modena City Ramblers, che nel 1994 pubblicano Riportando tutto a casa per la Black Out, la stessa label che tre anni dopo porterà i C.S.I. al primo posto in classifica, e che passeranno poi dal catalogo Mescal. A Correggio, nel 1995, Luciano Ligabue pubblica Buon compleanno Elvis.

A Faenza, sulla via consolare, il Meeting delle Etichette Indipendenti animato da Giordano Sangiorgi diventa dagli anni novanta il luogo di autorappresentazione annuale del settore, con il proprio sistema di premi.

A Rimini, dove la Via Emilia comincia, il 10 giugno 2001 parte la prima data del Tora! Tora!, il festival itinerante ideato da Manuel Agnelli e finanziato dalla Mescal. Alla prima serata si presentano diecimila persone.

Lo strato contemporaneo

Il corridoio prosegue oltre la stagione delle etichette indipendenti degli anni novanta, e lo fa con la stessa logica: provincia, strutture piccole, autoproduzione.

Sassuolo e Cavriago. Nel 1994 nascono a Sassuolo, in provincia di Modena, i Julie’s Haircut di Nicola Caleffi e Luca Giovanardi. L’esordio Fever in the Funk House esce nel 1999 per la bolognese GammaPop e viene inserito dalla rivista Rumore tra i cinquanta migliori album italiani del decennio. Caleffi ha spiegato il fenomeno in termini geografici precisi: le band più originali di quell’area arrivano dalla provincia della provincia, perché “Sassuolo non è Modena”, allo stesso modo in cui i Giardini di Mirò sono di Cavriago e non di Reggio Emilia. Nel suo racconto il distretto ceramico degli anni ottanta, ricco e chiuso, funzionò da spinta all’uscita per chi non intendeva lavorarci.

Reggio Emilia, 2003. Si formano gli Offlaga Disco Pax di Max Collini, Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli. Il nome nasce da un cartello stradale letto nella Bassa Bresciana da Collini, che si era perso andando a un concerto dei Diaframma; la seconda parte viene dal titolo di una canzone dei Mumble, gruppo situazionista reggiano degli anni ottanta. I testi sono recitati, in una forma vicina allo spoken word. L’album di debutto Socialismo tascabile ha i propri confini geografici sulla via Emilia, tra Carpi, Reggio Emilia e Cavriago, e racconta l’infanzia in una provincia a maggioranza comunista, con la sua toponomastica. Il 4 aprile 2014 Fontanelli muore e la band si scioglie. Collini prosegue con gli Spartiti insieme a Jukka Reverberi, Carretti come solista con il nome Felpa.

Modena, 2011. Nascono i Rev Rev Rev, shoegaze psichedelico costruito su pedali autocostruiti.

Bologna, 2014. James Jonathan Clancy, nato a Ottawa e cresciuto tra Canada e Italia, fonda a Bologna la Maple Death Records, con prima uscita nel gennaio 2015. Sede nella casetta del custode del Parco della Montagnola, condivisa con altre realtà cittadine. Il catalogo attraversa noise, avant-pop, punk, psichedelia, industrial e sperimentazione, con Havah, His Electro Blue Voice, Krano, WOW, Blak Saagan, Holiday Inn, e ottiene attenzione dalla stampa internazionale. Clancy è stato direttore artistico di Radio Città del Capo e organizza alla Montagnola SMANIA, raduno che riunisce una cinquantina di etichette indipendenti italiane in collaborazione con l’ARCI di Bologna.

Il collegamento con la stagione precedente è diretto: le band di Clancy hanno suonato al Tora! Tora!, il festival che il corridoio aveva prodotto nel 2001.

Lo strato contemporaneo ripete quindi la struttura del precedente. Un’etichetta piccola che funziona da collettore, un raduno annuale che sostituisce il festival, un legame con l’associazionismo locale, e la stessa distanza dalle capitali della discografia.

Il corridoio e il nord

Ferretti ha teorizzato una prosecuzione dell’asse oltre le Alpi. Considerava Carpi la periferia estrema di Berlino, poiché da lì, secondo la sua formulazione, parte l’autostrada del Brennero.

L’osservazione descrive un fatto verificabile nelle biografie: la generazione emiliana che negli anni ottanta e novanta costruisce l’infrastruttura musicale italiana ha come riferimento formativo Berlino Ovest, raggiunta per via terrestre e per iniziativa individuale. Ferretti e Zamboni si conoscono a Kreuzberg nel 1981. Dalla scrive Futura nel 1979. Maurizio Stanzani filma la città nel 1984 e ne riporta il modello di locale che diventerà il Q.BO’.

Il limite del corridoio

L’asse emiliano non è autosufficiente. Il Consorzio Produttori Indipendenti nasce dalla fusione tra la struttura reggiana e il centro di produzione Sonica di Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, che sta a Firenze, con lo studio a Calenzano, quindi oltre il crinale appenninico.

La vicenda editoriale più importante del corridoio è dunque il punto di incontro tra due versanti appenninici.

Perché conta

Il corridoio ha reso possibile una cosa che in Italia non aveva precedenti: un’industria musicale alternativa costruita fuori dalle capitali della discografia. Le etichette, gli studi, i concorsi e i festival nati lungo questa linea hanno lavorato per trent’anni in una geografia di città medie e di paesi di provincia, dove il costo degli spazi era basso, il sistema cooperativo forniva una forma d’impresa accessibile e le amministrazioni locali finanziavano cultura giovanile.

Quando quelle esperienze hanno cercato una scala nazionale, hanno dovuto passare dalle strutture distributive delle major. Il corridoio ha prodotto contenuti e infrastrutture locali, e ha trovato il proprio limite nel salto di dimensione.

Portali correlati

Consorzio Produttori Indipendenti. L’etichetta che tra il 1994 e il 1999 unisce il polo reggiano e quello toscano, e che pubblica i dischi fondativi del rock alternativo italiano.

Q.BO’, il locale multimediale che accese la città. Bologna, 1985. Il caso in cui un modello berlinese viene importato lungo il corridoio e adattato a una città italiana.

Berlino. Il capo settentrionale dell’asse, dove si formano le figure che l’infrastruttura emiliana la costruiranno al ritorno.

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