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La Haggadah di Sarajevo

Pagina miniata della Haggadah di Sarajevo, manoscritto ebraico del Trecento

È un manoscritto illustrato con miniature in rame e oro, realizzato a Barcellona attorno al 1350. Contiene il testo che si legge durante il Seder, la cerimonia che racconta la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto.

Viene portata in territorio ottomano dagli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492, al tempo dell’Inquisizione. Sopravvive al viaggio, all’esilio, ai secoli.

A Sarajevo nessuno conosce con esattezza l’anno del suo arrivo. Alcuni indizi suggeriscono che fu portata da rabbini italiani. A un certo punto entra in possesso della famiglia Koen, che la vende al museo nazionale della città.

Nel 1941, i nazisti occupano Sarajevo. Cercano la Haggadah per il loro museo delle civiltà distrutte. Il custode del manoscritto, Derviš Korkut, musulmano, nasconde il libro nei pantaloni e dichiara ai tedeschi di averlo già consegnato a un altro ufficiale, quella stessa mattina. Poi lo porta tra le montagne, lo affida a un imam, che lo nasconde tra i suoi Corani fino alla fine della guerra.

Nel 1992, durante l’assedio, la Haggadah rischia di nuovo. Il direttore del museo, anch’egli musulmano, la salva una seconda volta.

Un libro nato in Spagna, salvato da musulmani bosniaci, sopravvissuto all’Inquisizione, ai nazisti, all’assedio. La sua storia non racconta solo la persecuzione. Racconta anche chi ha scelto, ogni volta, da che parte stare.


I Condotti che si aprono dalla Haggadah di Sarajevo

Sarajevo — la città che protegge i libri per cinque secoli, e che nel 1992 brucia di nuovo, in un’altra biblioteca.

Sefarad — la Spagna che la Haggadah porta con sé, nella memoria delle sue pagine.

1492 — l’anno della sua partenza forzata verso un destino che ancora non conosceva.

La Biblioteca — ogni custode, ogni nascondiglio, ogni mano che ha scelto di proteggere invece di cedere.

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