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Granada

L'Alhambra di Granada, ultima capitale del regno nasride prima della resa del 1492

Per quasi otto secoli, dal 711 al 1492, la Spagna islamica porta un nome: al-Andalus.

Non è un’utopia. Ebrei e cristiani vivono come “dhimmi”, protetti in quanto “Gente del Libro”, pagando una tassa per il diritto di praticare la propria religione e di essere governati dalle proprie leggi interne. Ci sono restrizioni: non possono portare armi a cavallo, non possono indossare seta, le campane delle chiese non possono suonare.

E però, dentro quei limiti, le tre comunità costruiscono qualcosa che il resto d’Europa medievale non conosce. Granada diventa così prospera grazie alla sua comunità ebraica che viene chiamata, in arabo, “Gharnāṭa al-Yahūd”, Granada degli ebrei. Ebrei e cristiani lavorano come traduttori, medici, mercanti, consiglieri di corte. La filosofia, la medicina, l’astronomia circolano tra arabo, ebraico e latino nelle stesse biblioteche.

L’ultimo regno di al-Andalus è quello dei Nasridi, a Granada, dal 1238. Costruiscono l’Alhambra, la fortezza-palazzo che diventa il simbolo di quell’epoca. Resistono per due secoli e mezzo, stretti tra i regni cristiani che avanzano da nord e i sultanati nordafricani a sud, pagando tributi, stringendo alleanze, sopravvivendo.

Il 25 novembre 1491, l’ultimo re nasride, Boabdil, firma la resa. Il 2 gennaio 1492, le truppe cristiane entrano a Granada. Il trattato di resa promette libertà di culto e rispetto per tutte le religioni.

La promessa dura pochi anni.

Studiosi come Manuela Marín avvertono di non idealizzare quell’epoca: la convivencia non era armonia perfetta, era una gerarchia con regole precise. Ma era, comunque, una gerarchia che lasciava spazio. Quello che arriva dopo il 1492 non lascia nessuno.


I Condotti che si aprono da Granada

Isabella di Castiglia — la regina che entra a Granada nel gennaio 1492 e firma il decreto di espulsione due mesi dopo.

Sefarad — la comunità ebraica che a Granada aveva un nome e un quartiere, e che nel giro di pochi mesi non avrà più nessuno dei due.

1492 — l’anno in cui la fine di al-Andalus e l’inizio della diaspora si toccano, separati da settantanove giorni.

La Haggadah di Sarajevo — un manoscritto nato in una Spagna dove ebrei e musulmani e cristiani, nonostante tutto, condividevano lo stesso spazio.

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