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Il capitalismo della sorveglianza

Copertina dell'edizione italiana Mondadori de Il capitalismo della sorveglianza di Shoshana Zuboff

Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanità nell'era dei nuovi poteri, Oscar Saggi Mondadori. Copertina riprodotta a fini di documentazione.

Il capitalismo della sorveglianza è una logica di accumulazione economica descritta da Shoshana Zuboff, che insegna alla Harvard Business School dal 1981 e che nel 1988 aveva già affrontato l’impatto dell’automazione sul lavoro nel volume In the Age of the Smart Machine (Nell’era della macchina intelligente). La logica consiste nell’appropriarsi dell’esperienza umana come materia prima gratuita, trasformarla in dati sui comportamenti, e ricavarne previsioni da vendere.

Il termine compare per la prima volta nel marzo 2015, nell’articolo Big Other: Surveillance Capitalism and the Prospects of an Information Civilization (Il Grande Altro: capitalismo della sorveglianza e prospettive di una civiltà dell’informazione), pubblicato sul Journal of Information Technology. Zuboff vi analizza le pratiche di Google partendo da due scritti del capo economista dell’azienda, Hal Varian, che elencava quattro possibilità aperte dalle transazioni mediate da computer: estrazione e analisi dei dati, nuove forme contrattuali rese possibili dal monitoraggio, personalizzazione, esperimenti continui. Da questa analisi Zuboff ricava la figura di potere che chiama Grande Altro.

Il libro del 2019

The Age of Surveillance Capitalism. The Fight for a Human Future at the New Frontier of Power esce per Public Affairs nel 2019 e arriva in Italia nello stesso anno per Luiss University Press, nella traduzione di Paolo Bassotti, con il titolo Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri. Oltre seicento pagine.

Il volume articola la logica in un vocabolario proprio. Il surplus comportamentale è la parte di dati che eccede il miglioramento del servizio e alimenta la previsione. I prodotti predittivi sono le previsioni ricavate da quel surplus. I mercati dei comportamenti futuri sono il luogo in cui quelle previsioni vengono scambiate. La divisione dell’apprendimento indica la distribuzione asimmetrica di chi sa e di chi viene conosciuto.

Zuboff ricostruisce la nascita del meccanismo dentro Google e fissa il punto di svolta della sua espansione al 9 agosto 2011. Un passaggio del libro richiama il motto dell’Esposizione universale di Chicago del 1933, Science Finds, Industry Applies, Man Conforms (la scienza trova, l’industria applica, l’uomo si adatta), come formula che le aziende della sorveglianza avrebbero ereditato.

Il passaggio successivo della sua argomentazione riguarda l’intervento sul comportamento: i dati predittivi più redditizi si ottengono orientando le azioni delle persone invece di limitarsi a osservarle.

Una seconda genealogia del termine

L’espressione circolava già nell’estate del 2014, in un saggio di John Bellamy Foster e Robert McChesney apparso su Monthly Review, dove indicava il rapporto fra capitale monopolistico-finanziario, complesso militare-industriale ed era digitale. Quel testo resta distinto dall’elaborazione di Zuboff, e spiega perché la formula abbia due percorsi separati alle spalle.

Il libro ha aperto un dibattito che continua, sia sul piano accademico sia su quello divulgativo, e le sue categorie sono entrate nel lessico corrente della critica alle piattaforme.


I Condotti che si aprono da Il capitalismo della sorveglianza

Progetto MKULTRA — il programma della CIA sul controllo del comportamento, avviato nel 1953 e reso pubblico nel 1975.

La Società Industriale e il suo Futuro / Il manifesto di Unabomber — il saggio del 1995 in cui Theodore Kaczynski sostiene che il sistema tecnologico comprima la libertà umana.

La grazia a buon mercato — il concetto formulato da Dietrich Bonhoeffer nel 1937 per indicare una fede che accoglie il perdono senza assumerne le conseguenze.

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