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TORINO: Radio Flash La radio che inventò il rock italiano

Reading Time: 7 minutesLa storia di Radio Flash, la radio torinese che dal 1976 fece del rock la sua ossessione. Da Palazzo Carignano ai grandi concerti allo Stadio Comunale, dai Rolling Stones nel giorno della finale dei Mondiali alla fucina di talenti che formò giornalisti, dj e critici musicali. Fino alla techno di Sergio Ricciardone e alla chiusura del 2019.

Torino, la radio che invento il rock
Reading Time: 7 minutes

11 luglio 1982, ore 15:00 – Stadio Comunale, Torino

Mick Jagger si aggiusta la maglia azzurra numero 20 di Paolo Rossi e guarda le cinquantamila persone ammassate davanti al palco. Il sole di luglio picchia implacabile sui gradoni dello Stadio Comunale, ma nessuno sembra curarsi del caldo asfissiante.

Tra poche ore questo stesso pubblico correrà a casa, nei bar, ovunque ci sia un televisore, per vedere l’Italia giocarsi i Mondiali contro la Germania Ovest. La scommessa era folle: organizzare il ritorno dei Rolling Stones in Italia proprio nel giorno della finale mondiale. Ma l’intuizione è geniale: il concerto finirà in serata, giusto in tempo perché tutti possano sintonizzarsi su Rai Uno per la partita del secolo.

Jagger aveva scherzato durante le prove sul fatto che l’Italia avrebbe vinto, con quella sfrontatezza che solo una rockstar può permettersi. Dietro le quinte, un giovane di nome Luciano Casadei sorride. Sei anni fa era solo un dirigente del PCI torinese con la passione per la musica. Oggi è l’uomo che ha reso possibile l’impossibile: uno dei giorni che Torino non dimenticherà.

Ma per capire come ci si è arrivati, bisogna tornare indietro. Tornare a quando tutto iniziò, con una radio che aveva fatto della musica la sua ossessione.

Le origini: settembre 1976, l’etere si libera

Via San Tommaso 10, Torino

Francesco Carboncini e Giorgio Visciglia non hanno ancora vent’anni quando decidono di fondare Radio Flash. È il settembre 1976, l’etere italiano si è appena liberato e Torino vuole la sua voce nel nuovo panorama radiofonico.

L’idea è semplice e rivoluzionaria: creare “la radio del rock”. Non informazione politica, non chiacchiere, ma musica allo stato puro. Visciglia sa costruire trasmettitori, Carboncini ha le idee chiare sulla programmazione. Il 26 novembre 1976 Radio Flash viene registrata ufficialmente come testata giornalistica sui 97,7 MHz.

Da subito è chiaro che questa non sarà una radio normale. Non ci saranno palinsesti rigidi o format preconfezionati. Solo musica, quella giusta, quella che la RAI non può o non vuole trasmettere.

L’arrivo del visionario: Luciano Casadei

Nel settembre 1977 al gruppo originario si affianca Luciano Casadei. Ufficialmente è un dirigente del PCI torinese, responsabile della propaganda. In realtà è un visionario che ha capito una cosa fondamentale: la musica è il linguaggio universale della nuova generazione.

Casadei non trasforma Radio Flash in una radio di partito. Al contrario: la trasforma in qualcosa di più ambizioso. Nel 1978 fonda l’agenzia Metropolis e inizia a organizzare concerti. Non concerti qualunque: i più grandi eventi rock che Torino avesse mai visto.

La radio si trasferisce nei sotterranei di Palazzo Carignano. Un luogo simbolico: dove un tempo nascevano i re d’Italia, ora nasce il rock italiano.

La fucina dei talenti musicali

Anni ’80 – L’età d’oro

Radio Flash diventa rapidamente qualcosa di unico nel panorama italiano: una “fucina di talenti” musicali senza pari. È qui che si formano i protagonisti della radiofonia e del giornalismo musicale dei prossimi decenni.

Paolo “Mixo” Damasio: il talent scout del rock

Paolo Damasio, che tutti chiamano Mixo, ha la passione per il rock inglese e americano. La sua intuizione è semplice: andare direttamente alla fonte. Viaggia regolarmente a Londra, gira club e negozi di dischi, torna a Torino con i vinili dei gruppi che in Italia arriveranno solo mesi dopo.

Le sue trasmissioni fanno scuola. “Master Mixo” diventa il talent scout involontario del rock europeo. Negli anni seguenti porterà questa competenza prima a Rai Stereo Uno, poi al programma “Planet Rock” su Radio2, infine a Radio Capital dove ancora oggi è una delle voci più riconoscibili della radio italiana.

“Puzzle”: la trasmissione culto

Il programma più amato di Radio Flash si chiama “Puzzle” ed è condotto da Renato Striglia insieme ad Alberto Campo e Marco Basso. Non è solo una trasmissione musicale: è un laboratorio di new wave, post-punk, di tutto quello che di nuovo sta nascendo nel mondo.

Striglia ha uno stile radiofonico personalissimo, Campo diventa uno dei critici musicali più rispettati d’Italia. Il loro “Puzzle” è il programma che forma il gusto musicale di un’intera generazione torinese.

Paolo Ferrari: il reggae arriva a Torino

Paolo Ferrari porta a Radio Flash qualcosa di completamente nuovo: il reggae. Il suo programma “Flash It” non si occupa solo di musica giamaicana, ma diventa “La bestia nera dell’etere torinese”, espandendosi verso la musica africana e il rap americano che sta nascendo.

Ferrari ha una preparazione culturale profonda – si è laureato sulla lotta armata in Guinea-Bissau – e porta in radio un approccio quasi antropologico alla musica. Attraverso “Flash It” i torinesi scoprono mondi sonori che non esistevano prima.

La scuola del giornalismo musicale

Da Radio Flash escono anche i giornalisti che racconteranno la musica italiana negli anni a venire:

  • Daniele Abbattista: approderà a Radio Rai
  • Dario Celli: diventerà giornalista del Tg2 Rai
  • Paolo Griseri: farà carriera a Repubblica e poi come vicedirettore de La Stampa
  • Marco Masciaga: approderà a Il Sole 24 Ore

Tutti formati alla scuola di Radio Flash, dove hanno imparato che la musica non è intrattenimento ma cultura.

L’impero dello spettacolo: quando la radio conquista la città

1978-1984: Il sistema perfetto

Ma Luciano Casadei ha un’ambizione più grande: trasformare Radio Flash nel centro del sistema musicale torinese. Nel 1978 inizia a organizzare concerti allo Stadio Comunale attraverso l’agenzia Metropolis.

I concerti che cambiarono l’Italia

La strategia è geniale: portare a Torino le star mondiali del rock e collegarle alla radio. I concerti non sono eventi isolati, ma parte di un sistema integrato dove Radio Flash è il cuore pulsante.

28 giugno 1980: Bob Marley allo Stadio Comunale per quella che sarà una delle sue ultime esibizioni prima della morte. Paolo Ferrari c’è, ma ascolta con spirito critico: “Nel nostro massimalismo ci eravamo imposti di non suonare mai Bob Marley commerciale. Solo il periodo Studio One e Lee Perry.”

Altri concerti leggendari seguono: Peter Tosh, i Police con i Cramps come gruppo spalla (“con Lux Interior che si girava il microfono nel sedere”), i Clash al Ruffini, Peter Gabriel, Ramones, Madness al Palasport.

Ma il capolavoro arriva nell’estate del 1982: portare i Rolling Stones in Italia proprio nel giorno della finale dei Mondiali. Una scommessa che tutti considerano folle ma che si rivela geniale.

Il Big Club: quando la radio diventa nightlife

Nel 1984 Casadei, Carboncini e Giulio Muttoni (futuro patron di Set Up) prendono il controllo del Big Club in corso Brescia. È “la mecca del nightclubbing metropolitano” torinese.

Il sistema è perfetto: Mixo lavora sia alla console del Big Club che negli studi radiofonici. Radio Flash non è più solo una radio: è il centro del sistema culturale torinese, il luogo dove musica, nightlife e comunicazione si fondono.

Come racconta Paolo Ferrari: “Radio Flash era il nostro sogno proibito: faceva numeri da capogiro, era entrata nella top ten degli ascolti radiofonici nazionali come unica realtà locale non in network. Era una potenza.”

Il giorno della gloria: 11 luglio 1982

La scommessa vinta

Il sistema perfetto costruito da Radio Flash trova la sua consacrazione in quella domenica di luglio. Sei anni di lavoro, decine di concerti, la costruzione di un network che unisce radio, concerti e nightlife: tutto converge in due ore di rock allo Stadio Comunale.

Il concerto è un trionfo assoluto. “Under My Thumb”, “Let’s Spend the Night Together”, “Brown Sugar”, “Satisfaction”: i Rolling Stones regalano a Torino due ore di rock allo stato puro. Ma la vera magia è nel pubblico: cinquantamila persone che sanno di vivere qualcosa di irripetibile.

Quando la musica finisce, la sera si avvicina e inizia il calcio. La folla si riversa nelle strade di Torino per correre a vedere Italia-Germania. La scommessa di Casadei si è rivelata geniale: una domenica doppiamente perfetta.

E quando, poche ore dopo, Paolo Rossi segna il primo gol al Bernabeu, è come se il pronostico di Jagger avesse davvero portato fortuna. Radio Flash ha dimostrato che una radio locale può organizzare l’evento dell’anno. Il rock e il calcio, per una volta, hanno vinto insieme.

Le trasformazioni: dagli anni ’90 a oggi

1995: Alberto Campo alla direzione

Nel 1995, dopo il passaggio da Casadei a Hiroshima Mon Amour, la direzione viene affidata ad Alberto Campo. È uno che la radio la conosce bene: negli anni ’80 era stato una delle voci di “Puzzle” insieme a Renato Striglia, poi è diventato critico musicale per Repubblica e Rumore, autore del libro “Nuovo Rock Italiano”.

Campo rappresenta la continuità con l’anima musicale della radio, ma deve affrontare un mercato che sta cambiando radicalmente. E proprio in questi anni difficili dimostra ancora una volta il fiuto della storica “fucina di talenti” di Radio Flash.

Il lancio di Sergio Ricciardone: quando la techno incontra la radio

A metà degli anni ’90, Campo affida a Sergio Ricciardone un nuovo format dedicato alla techno e alla house music. È una scommessa in un panorama radiofonico ancora legato al rock, in un momento in cui la musica elettronica sta appena entrando nel discorso culturale italiano.

Da quel programma Campo seguirà l’evoluzione di Ricciardone passo dopo passo, fino a Club To Club (poi C2C Festival), uno degli eventi di musica elettronica più rilevanti su scala nazionale e internazionale.

Il declino e i passaggi di proprietà

Gli anni ’90 e 2000 sono difficili. Come scrive lo stesso Campo nel 2019: “Il giocattolo si era rotto e cominciò il calvario di Flash, passata di mano in mano e di sede in sede.”

Nel 1996 l’emittente si affilia a Popolare Network, con cui condivide parte del palinsesto e i giornali radio. Nel 1998 arriva un cambio di proprietà, e la radio lascia gli storici studi per trasferirsi in via Viotti 2. È l’inizio di una fase più incerta, segnata dai traslochi e dal mercato radiofonico che cambia. Nel 2001 la sede si sposta di nuovo, questa volta in via Bossoli 83, nel quartiere Lingotto, all’interno della sede dell’Hiroshima Mon Amour.

L’ultima sfida: 2012-2019

Nel 2012 arriva l’ultima rinascita: Dario Castelletti e Gianluca Gobbi assumono la direzione con l’obiettivo di far rivivere lo spirito originario. Tornano in cuffia Giorgio Valletta, Chiara Pacilli, riappare Chef Kumalè.

Ma i tempi sono cambiati. Come spiega Castelletti: “La radiofonia del dopo internet premia i network nazionali e soffoca la dimensione locale.”

Il 1° luglio 2019 Radio Flash chiude definitivamente, cedendo la frequenza 97.6 a Radio Italia Uno. Si conclude un’avventura durata 43 anni.

L’eredità di Radio Flash: quando la musica diventa cultura

Quando Radio Flash chiude nel luglio 2019, molti dei suoi protagonisti si ritrovano a ricordare quegli anni irripetibili. Non solo per i concerti leggendari o per le trasmissioni innovative, ma per aver vissuto un momento unico: quando una radio locale riuscì a diventare il centro del sistema musicale nazionale.

La lezione torinese

Radio Flash ha dimostrato qualcosa di fondamentale: che il focus estremo sulla musica può trasformare una radio locale in un fenomeno culturale nazionale. Non servono grandi capitali o network nazionali: serve competenza, passione, visione.

La “fucina di talenti” di Palazzo Carignano ha formato una generazione di giornalisti, DJ, critici musicali che hanno influenzato la cultura italiana per decenni. Da Mixo a Paolo Ferrari, da Alberto Campo a Paolo Griseri: tutti portano ancora oggi il segno di quella scuola torinese.

Il modello che resiste

Quando nel 1976 l’etere italiano si liberò, Radio Flash capì subito che la vera libertà non stava nel parlare di politica, ma nel far sentire musica che nessun altro faceva sentire. Nel portare a Torino concerti che sembravano impossibili. Nel formare ascoltatori capaci di distinguere il buono dal banale.

Il seme piantato in quell’appartamento di via San Tommaso 10 aveva dato frutti straordinari. E la lezione di Radio Flash risuona ancora oggi nelle frequenze di chi crede che la radio possa essere molto di più di una semplice colonna sonora: uno strumento per cambiare il gusto musicale di un’intera generazione.

In fondo, quella domenica dell’11 luglio 1982 non fu solo il giorno in cui l’Italia vinse i Mondiali e i Rolling Stones tornarono in Italia. Fu il giorno in cui si dimostrò che una radio locale poteva competere con chiunque, purché avesse una cosa: l’ossessione per la musica più bella del mondo.


Questo capitolo è un lavoro di giornalismo narrativo: fatti, date e protagonisti sono documentati e verificati. Alcune scene sono ricostruite per restituire l’atmosfera dell’epoca.

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