Voyager / L’oggetto umano più lontano
Nel 1977 i pianeti esterni si dispongono in un allineamento che si ripete circa ogni 175 anni. La NASA ne approfitta e lancia due sonde gemelle: Voyager 2 parte il 20 agosto, Voyager 1 il 5 settembre. Nessuna delle due è progettata per tornare. Sono emissari in una sola direzione: fotografano Giove e Saturno, e Voyager 2 resta a oggi l’unica macchina umana ad aver visitato Urano e Nettuno. Poi le rotte si aprono verso il vuoto.
Il 14 febbraio 1990, su richiesta di Carl Sagan, Voyager 1 si volta un’ultima volta e fotografa la Terra da sei miliardi di chilometri: un punto pallido, sospeso in un raggio di sole. Sagan ne farà il Pale Blue Dot, il ritratto più umiliante e più tenero mai fatto al pianeta. Tutto ciò che è accaduto, è accaduto lì sopra.
Nel 2012 Voyager 1 attraversa l’eliopausa, il confine dove il vento del Sole cede allo spazio interstellare. Voyager 2 la segue nel 2018. Sono i primi oggetti costruiti da mani umane a uscire dalla bolla della loro stella, e trasmettono ancora: un segnale che impiega quasi un giorno intero ad arrivare, sempre più debole, mentre il plutonio dei generatori si consuma e gli strumenti vengono spenti uno a uno per risparmiare energia. Arriverà il silenzio. Le sonde continueranno comunque, mute, alla deriva: entrambe portano sul fianco il disco d’oro con le voci della Terra, e traiettorie che tra decine di migliaia di anni le porteranno nei dintorni di altre stelle.
La figura che le Voyager incarnano attraversa i miti da sempre: l’emissario che parte sapendo di andare senza ritorno, la bottiglia lanciata in mare, il messaggero che sopravvive al messaggio, la voce che continua a viaggiare quando chi l’ha mandata ha smesso di aspettare risposta. Le civiltà hanno sempre spedito qualcosa oltre il confine del mondo conosciuto: offerte nei fiumi, navi funebri come quella sepolta a Oseberg, nomi incisi. Le Voyager sono l’ultima forma di quel gesto, la più lontana.
Il messaggero parte. Il segnale si affievolisce. Il gesto resta.
I Condotti che si aprono da Voyager
Golden Record — il disco in rame placcato oro montato sul fianco di entrambe le sonde. Le voci della Terra spedite a presentarsi a qualcuno.
V’Ger — nel canone di Star Trek, una Voyager scomparsa torna dopo secoli, cosciente, a cercare il Creatore. La creatura che torna.
Nave di Oseberg — la sepoltura in nave della tradizione norrena: il vascello caricato di corredo e affidato al viaggio senza ritorno.
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