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Il Mulino di Amleto

Il Mulino di Amleto: mosaico zodiacale di Beit Alpha, Israele, VI secolo, simbolo della precessione degli equinozi

Mosaico della sinagoga di Beit Alpha, Israele, VI secolo. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Nel 1969 esce Hamlet’s Mill, pubblicato in Italia come Il Mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo. Gli autori sono Giorgio de Santillana, storico della scienza italiano, professore al MIT, e Hertha von Dechend, studiosa tedesca, allieva di Frobenius e ricercatrice associata al MIT. La loro cultura è, per chi ne scrive, “mostruosa e invidiabile”.

La tesi è questa: i miti delle civiltà antiche trasmettono conoscenze tecniche precise su fenomeni celesti che si dispiegano su scale temporali di migliaia di anni.

La chiave di tutti questi codici è la precessione degli equinozi: il lentissimo slittamento dell’asse terrestre che causa, nel corso di circa 26.000 anni, il cambio delle costellazioni zodiacali all’orizzonte. Un fenomeno impercettibile nella vita di un singolo essere umano, ma registrabile nell’arco di generazioni.

Le civiltà antiche lo conoscevano. E lo codificavano nei miti.

Il “mulino cosmico” è una di queste immagini-codice: una grande macina, presente in decine di culture diverse, dal nord scandinavo all’Africa centrale. Quando il mulino gira regolarmente, il tempo scorre e il cosmo è in ordine. Quando il mulino si rompe, sbalza dal suo perno: la volta celeste si trasforma, l’asse del mondo si sposta, inizia una nuova era.

Amleto, nella versione nordica Ambloði, è il signore di quel mulino. Ma Amleto è anche Gilgamesh, è Kay Cosroe, è Saturno. La stessa figura cosmica si ripete in culture che non si sono mai toccate, con gli stessi attributi, la stessa funzione, la stessa malinconia: il re condannato a ripetere il tentativo di riportare l’ordine nel cosmo, mentre contempla il gorgo del Tempo.

Amleto, il signore del Mulino, condannato a ripetere invano il tentativo di vendicare la caducità delle cose riportando l’ordine nel cosmo, crolla nella tristezza smisurata di chi contempla il gorgo del Tempo, e diventa Saturno, primo dio della malinconia.

L’opera è paragonabile al Ramo d’oro di James Frazer per la densità delle fonti. De Santillana e von Dechend stessi ammettono di non potersi avvicinare pienamente alla profondità di ciò che stanno descrivendo.


I Condotti che si aprono dal Mulino di Amleto

Sergio Frau — il secondo filone di Omphalos. Frau converge sulla stessa domanda da una direzione geografica, de Santillana e von Dechend da una direzione astronomica.

Axis Mundi — il mulino cosmico come asse del mondo che gira. Quando si ferma, l’asse si sposta.

Omphalos — il centro del mondo come punto di equilibrio del meccanismo cosmico. Quando il mulino rompe il suo perno, il centro si perde.

Paul Stamets — il micelio come rete che trasmette informazioni attraverso il tempo. Il mulino come metafora di un sistema di trasmissione della conoscenza che attraversa le ere.

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