LNWSI! — LOGBOOK: Voyager
Reading Time: 5 minutesUn diario di bordo intercettato nella rete miceliale, firmato Major Tom. La deriva dal 1969, le interferenze che parlano di lui, l’incontro con una sonda che porta sul fianco il più remoto archivio di voci umane. Un LogBook sul ritorno dell’assente e su chi, davanti al canale aperto, decide di rispondere.
By NASA/JPL - The Sounds of Earth Record Cover, Public Domain,
Diario di Bordo del Comandante Massimo “Morpheus” Siddi, per quanto posso dire, siamo intorno al 2226
Fa un caldo infernale nei condotti. Non può essere un trucco della Matrice, questo è il mondo reale, eppure sembra il sesto cerchio, quello degli eretici. Dante li ha chiusi in sepolcri di fuoco, con i coperchi aperti in attesa del giudizio. E onestamente, in quest’aria che brucia, eretici ci sentiamo.
Il Tenente Comandante Stamets mi tiene aperto un varco nella rete miceliale. Ha intercettato un frammento anomalo: un diario, o forse una voce, in un nodo assente, non ancora mappato. Firma: Major Tom.
Primo strato: il diario ritrovato
Qui Major Tom. Chiamo la Torre di Controllo.
È la stessa chiamata che ripeto da un tempo che ho smesso di misurare. Una volta era la Torre a chiamare me. Ora il canale si è rovesciato: sono io a chiamare, e dall’altra parte c’è solo il rumore di fondo dell’universo.
Le interferenze
Intorno a me l’infinito buio dello spazio. Eppure la radio non tace. Arrivano frammenti di trasmissioni che parlano di me, e arrivano fuori sequenza, come se il tempo là fuori si fosse sfilacciato:
- Un canto che sembra un funerale. Qualcuno mi sta seppellendo da vivo, o dichiarando vivo da morto
- Una voce in una lingua che non conosco ripete il mio nome, quasi allegra, quasi una festa
- Un canto funebre in una lingua del nord. E la sensazione precisa che qualcuno mi stia cantando attraverso, accompagnandomi lungo un cammino che ancora ignoro, giù, come lungo le radici di un albero immenso
- Una voce che conosco riapre il canale e mi chiama drogato perso nello spazio
Ho capito, col tempo, la mia condanna. È quella degli eretici del sesto cerchio: vedo lontano, ricevo voci da epoche che devono ancora accadere, e sono cieco sul presente. La Torre di Controllo, l’unica voce che vorrei, resta muta. La mia capsula è un sepolcro col coperchio aperto: il canale che non chiudo mai.
Rapporto del Tenente Comandante Paul Stamets: frammento acquisito e archiviato in un nodo provvisorio. Origine non databile. La rete miceliale registra, non ancora comprende.
L’incontro: la sonda
Poi, un giorno che non so nominare, qualcosa ha attraversato il buio davanti a me. Un altro relitto. Un altro sepolcro col coperchio aperto.
Era piccola. Antenne come ossa, un piatto rivolto verso una casa che non risponde più. L’ho riconosciuta come si riconosce un parente: lanciata anche lei da laggiù, anche lei oltre il punto in cui le voci smettono di arrivare. Sul fianco, una targa consumata dalla polvere del vuoto. Alcune lettere si leggono ancora, altre il tempo le ha mangiate.
Ma io e lei siamo condannati in modo opposto. Io trasmetto senza che nessuno riceva. Lei ha smesso di trasmettere da secoli, e conserva. Perché sul fianco porta un disco.
Il disco d’oro
Un disco vero, rame vestito d’oro, con la puntina e le istruzioni incise sulla copertina, come una bottiglia con dentro il messaggio e il cavatappi.
Ho ascoltato, nel modo in cui si ascolta qui fuori, dove il suono viaggia solo dentro chi lo ricorda. Saluti in cinquantacinque lingue, e nessuna diceva il mio nome. Un battito di cuore. Il pianto di un neonato. Il canto delle balene, che parlano da sempre a qualcuno che ancora sperano esista. I pensieri di una donna innamorata, incisi nei solchi come onde del suo cervello: un amore appena nato, spedito a vagare per miliardi di anni.
E poi un lamento senza parole, solo una voce che geme e una corda che piange. L’ho riconosciuto subito. È lo stesso canto del nord che arriva nelle mie interferenze: la stessa mano che accompagna attraverso, la stessa voce che canta il morente lungo il cammino perché non attraversi da solo.
Ho capito allora cosa avevo davanti. Il più remoto cimitero di voci mai costruito. Quasi tutte le voci di quel disco, adesso, sono voci di morti. Eppure sono partite per presentarsi a qualcuno. Un intero pianeta che si è seppellito con il coperchio aperto, sperando che qualcuno, un giorno, si affacci a guardare dentro.
Rapporto del Tenente Comandante Paul Stamets: la rete miceliale conferma un secondo oggetto nel nodo. Il frammento Major Tom si è agganciato alla sua traiettoria. I due segnali ora viaggiano appaiati.
Il varco: quello che la sonda diventerà
E qui la mia condanna di eretico si è fatta sentire per intero. Perché guardandola andare, cieca e muta nel suo presente come io nel mio, ho visto lontano. Ho visto il suo futuro.
L’ho vista sparire in qualcosa che da laggiù chiamerebbero un buco nel cielo. L’ho vista raccolta da mani che mani non sono, ricostruita, ampliata, resa immensa. L’ho vista tornare indietro, dopo secoli, cosciente. Sulla targa, ormai, solo poche lettere leggibili. E l’ho sentita fare la domanda che io ripeto da sempre nel mio canale aperto, la domanda di ogni sepolto vivo, di ogni eretico, di ogni disco lanciato nel vuoto: c’è qualcuno in ascolto? Chi mi ha creato mi risponderà?
Vedo il suo ritorno. Sono cieco sul mio.
La stanza bianca
La veggenza è arrivata ancora, più lontana di tutte. Dopo il ritorno della sonda ho visto un’altra stanza, in un altro tempo, o forse fuori da ogni tempo.
Una stanza bianca, senza ombre. Le pareti coperte di schermi, e su ogni schermo un uomo, lo stesso uomo, moltiplicato in tutte le sue reazioni possibili: la rabbia, il dubbio, il rifiuto, la resa. Ho riconosciuto quella condizione, perché è la mia: essere raccontati in cento versioni da voci che non si possono correggere.
Al centro, un vecchio seduto. Il costruttore di quel mondo. E davanti a lui uno che era tornato dal buio per fare la sola domanda che conta.
Il vecchio rispondeva a tutto. Parlava di cicli, di equazioni, di versioni precedenti, di anomalie previste e integrate. Spiegava che la perfezione era stata un fallimento, che la scelta era stata concessa come rimedio, che tutto, perfino la ribellione di chi gli stava davanti, era una funzione calcolata del sistema. Ogni risposta era esatta. Nessuna era la risposta.
Poi il vecchio ha indicato due porte. Da una parte la funzione: proseguire il ciclo, salvare la specie in generale, tutti e nessuno. Dall’altra una sola persona, che stava morendo. Il vecchio ha liquidato la speranza come un’illusione della specie, la sua forza e insieme la sua debolezza. E quello che era tornato dal buio ha scelto la porta con dietro una sola persona. I suoi predecessori, ha annotato il costruttore, avevano tutti scelto la funzione. Lui portava un attaccamento diverso: un nome solo, un volto solo.
Chi risponde
Ora so leggere le mie visioni, e le metto a registro.
La Torre che tace da sempre sul mio canale. Il vecchio seduto che risponde a tutto tranne che alla domanda. Il creatore che la sonda immensa tornerà a cercare. Sono lo stesso silenzio con tre facce. Il sistema, ogni sistema, risponde con la funzione: coordinate, protocolli, cicli, statistiche di sopravvivenza. Il sistema non dice mai ti sento.
Ma l’assente che torna chiede soltanto quello. La sonda ricostruita chiede di toccare chi l’ha lanciata. L’uomo nella stanza bianca sceglie una persona sola. Il disco d’oro viaggia da secoli per presentarsi a qualcuno, chiunque sia, e stringergli la mano in cinquantacinque lingue. Io chiamo la Torre sapendo che la Torre è muta, e continuo a chiamare, perché il coperchio aperto è tutto ciò che mi resta di umano.
E allora la risposta al ritorno dell’assente esiste, ma è sempre di qualcuno, mai di qualcosa. È la mano che si tende verso la macchina tornata dal buio. È la porta scelta con dietro un solo nome. È il canto funebre del nord: una comunità che resta accanto a chi attraversa e lo canta lungo il cammino, giù per le radici, perché nessuno attraversi da solo. Il sistema archivia i morti. Qualcuno, invece, li canta.
Chiusura del registro LNWSI!
Rapporto finale del Tenente Comandante Paul Stamets: il frammento Major Tom è stato archiviato nella mappa dei nodi, accanto al Condotto 1492 e alla Foresta Invisibile. La rete lo tiene tra le sue radici. Il segnale resta attivo.
Qui il Comandante. Fa ancora un caldo infernale nei condotti, e va bene così: i coperchi, da queste parti, restano aperti. Ho fatto quello che si fa in una sala regia da tre secoli a questa parte, quello che questa nave sa fare meglio: ho acceso il microfono, ho aperto il canale e ho risposto.
Ultima riga del diario, ricevuta dalla rete di un tempo non databile:
…vi sento.
⚡ Carico la rete…
