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Solo chi può sentirla trova la rotta. Heroes, la storia segreta di Radio Atlantide raccontata da Massimo Siddi

Solo chi può sentirla trova la rotta. Heroes, la storia segreta di Radio Atlantide raccontata da Massimo Siddi

Reading Time: 8 minutes No no no, è vero eravamo rimasti su una spiaggia di Atlantide e del libro di Sergio Frau, volevo solo farti capire perché c’è sempre un luogo, un’ambientazione in questi racconti che nasceva dalla percezione delle cose che mi stavano intorno

Solo chi può sentirla trova la rotta. Sulle spiagge dell’isola mito, la storia segreta di Radio Atlantide raccontata da Massimo Siddi

Solo chi può sentirla trova la rotta. Sulle spiagge dell’isola mito, la storia segreta di Radio Atlantide raccontata da Massimo Siddi

Reading Time: 5 minutes Eravamo dunque rimasti ad una grigia giornata di Ottobre e un traghetto in partenza verso l’Isola Mito, sì certo ma anche in questo caso, per capire cosa ci faccio sul molo di un porto,  dobbiamo tornare indietro anche se solo di qualche mese, mentre percorrevo un’altra via di comunicazione: la tangenziale di Bologna.
Avrai certamente già capito che ci stiamo per infilare di nuovo dentro un wormhole, la galleria gravitazionale che mi ha portato spesso a viaggiare da un parte all’altra dell’universo attraversando lo spaziotempo in modo tutt’altro che lineare. È un nuovo loop temporale che si apre più o meno all’altezza di Borgo Panigale, quando squilla il telefono.

Solo chi può sentirla trova la rotta. MakeMu sica Maestro! la storia segreta di Radio Atlantide raccontata da Massimo Siddi

Solo chi può sentirla trova la rotta. MakeMu sica Maestro! la storia segreta di Radio Atlantide raccontata da Massimo Siddi

Reading Time: 7 minutes Gli anni successivi al quasi debutto di Città di Frontiera su RIN passarono abbastanza in fretta ma in questo racconto, sono importanti; offrono una visione del futuro assolutamente sconvolgente.

Mattia sta per raccogliere il meritato frutto del suo lavoro portando al successo un gruppo musicale bolognese come non si vedeva da tempo, o forse come in Italia non si era mai visto – allora la definimmo una boy-band perché effettivamente quello era, sbarbi maledetti che al primo disco (l’unico in verità)  vendettero più di un milione di copie, mica cotica – mentre da parte mia, si stava per aprire l’ennesimo loop spazio-temporale.