Echo & The Bunnymen, “Brussels Is Haunted”: una città che pesa

Reading Time: 3 minutesLa prima anticipazione da Apples For Isaac trasforma Bruxelles in una figura del tempo che non passa. Storia, memoria e lutto in una sola canzone, tra Annik Honoré e Clem Burke.

cho and The Bunnymen, copertina dell'album Apples For Isaac
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Artista: Echo & The Bunnymen / Singolo: Brussels Is Haunted / Etichetta: BMG / Data: 16 luglio 2026 / Genere: Post-punk, rock

Il 16 luglio 2026 gli Echo & The Bunnymen hanno pubblicato Brussels Is Haunted, primo singolo estratto da Apples For Isaac, il loro tredicesimo album in studio in uscita il 18 settembre per BMG. È il primo disco di materiale originale dai tempi di Meteorites del 2014. In mezzo c’era stato The Stars, The Oceans & The Moon nel 2018, ma quella era una raccolta di ri-registrazioni di brani del passato. Dodici anni sono un vuoto lungo. La band di Liverpool lo riempie con una canzone che porta al centro una città sola, e la carica di tutto il peso che una città può reggere.

Bruxelles, prima di tutto

Nel 1980 Bruxelles fu la prima città straniera in cui gli Echo & The Bunnymen suonarono. A invitarli era la parte più viva della scena locale, e quella scena aveva un nome preciso: Annik Honoré. Belga, nata a Mons nel 1957, giornalista e organizzatrice, Honoré promosse eventi musicali al Plan K insieme al giornalista Michel Duval a partire dalla fine del 1979. Il Plan K era lo spazio in una ex raffineria di zucchero che diventò il cuore del post-punk continentale, e nella sua serata inaugurale del 16 ottobre 1979 suonarono i Joy Division e i Cabaret Voltaire.

Factory Benelux

Nel 1980 Honoré e Duval fondarono Factory Benelux, costola continentale della Factory Records di Manchester, e Les Disques du Crépuscule, di cui fu lei a scegliere il nome. Costruì un ponte tra Manchester, Liverpool e il Belgio. Il suo nome oggi arriva quasi sempre legato a quello di Ian Curtis dei Joy Division, con cui ebbe una relazione raccontata nel film Control di Anton Corbijn. Ridurla a quella storia è un torto. Honoré ha fatto una scena, ha portato dischi e band, ha tenuto insieme un pezzo di Europa musicale. È morta nel 2014. In Brussels Is Haunted il suo nome torna cantato, “Here’s to Annik” (“Alla salute di Annik”), e con lui torna tutto quello che ha costruito.

Una città a strati

Il testo lavora per stratificazioni, come in uno scavo archeologico. McCulloch ripete la formula “Brussels is Haunted by…” (“Bruxelles è perseguitata da…”) a ogni strofa, e ogni volta cambia ciò che perseguita la città. Prima è la canzone stessa, poi la Prima guerra mondiale, poi Waterloo, poi la Seconda guerra mondiale, infine la Storia e una Terza guerra mondiale che il brano evoca come profezia. Bruxelles diventa un palinsesto: sotto i nomi dei locali e degli amici passano i fantasmi dei secoli. Il verso “What would Hieronymous say?” (“Cosa direbbe Hieronymus?”) chiama in causa Hieronymus Bosch, il pittore fiammingo dell’inferno terrestre, e chiude il cerchio tra la geografia delle Fiandre, la guerra e la visione apocalittica. Tra un fantasma storico e l’altro McCulloch infila la memoria minuta: L’Archiduc, storico jazz bar della città, il Mirano, ex cinema diventato club, la vodka Stolichnaya ghiacciata, i Cinzano. La grande Storia e la piccola vita stanno nello stesso verso. Il brano finisce dove doveva finire, “haunted by Destiny” (“perseguitata dal destino”), e trasforma una città in una figura del tempo che non passa.

Il peso dei morti

C’è una ragione se Brussels Is Haunted suona vera dove altri ritorni suonano di maniera. La malinconia qui non è una posa. Apples For Isaac porta la batteria di Clem Burke, storico batterista dei Blondie, in dieci degli undici brani. Burke, amico di lunga data di McCulloch, è morto nell’aprile 2025, durante il completamento del disco. La band lo ha salutato con parole asciutte, ricordandolo come figura integrale alla lavorazione dell’album e scomparso mentre l’album prendeva forma. A questo lutto si sommano quelli che il brano già portava dentro: Annik Honoré morta nel 2014, Ian Curtis morto nel 1980, la Bruxelles di quarant’anni fa che non esiste più. Una canzone sui fantasmi, scritta da chi ha visto morire abbastanza persone da sapere di cosa parla. Musicalmente Brussels Is Haunted riporta la grandiosità dolente della fase classica del gruppo, quella dei grandi dischi degli anni Ottanta, senza citarli e senza copiarli.

È il suono di una band che a 46 anni dalla nascita sa ancora cosa vuole dire. Ripescare il proprio suono di quarant’anni fa è un esercizio che altri veterani affrontano in questi mesi da posizioni ben più comode, e con risultati che non reggono il confronto. Il ritorno dopo dodici anni non ha bisogno di giustificarsi: basta la canzone.

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