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Q.BO’, il locale multimediale che accese la Bologna anni Ottanta

Manifesto originale del Q.BO' di Bologna con l'indirizzo di Via Valparaiso 13, ottobre 1985

Un ex cinema in zona San Donato

Il Q.BO’ apre a Bologna il 22 ottobre 1985 negli spazi dell’ex Cinema President, in Via Valparaiso 13, zona San Donato, a poca distanza dal Covo. La riconversione di una sala cinematografica in un club polifunzionale è già una dichiarazione di intenti: la grande platea ripida viene mantenuta e l’acustica si rivela perfetta per la musica dal vivo. La scenografia interna, disegnata da Piero Vendruscolo, porta l’idea della piazza dentro la sala, con facciate in pannelli di legno che richiamano le arcate della città. In un’epoca di discoteche buie e divanetti, il Q.BO’ sceglie la luce e lo spazio aperto.

Il progetto di Maurizio Stanzani

L’ideatore è Maurizio Stanzani, progettista e imprenditore culturale bolognese, che negli anni Ottanta viaggia fino a Berlino Ovest con una telecamera analogica per documentare club, bunker occupati e band della scena tedesca. Da quel viaggio Stanzani riporta a Bologna un modello preciso: il locale come laboratorio culturale, con una programmazione diversa ogni sera. Decenni dopo quel materiale darà origine al documentario Berlino Est Ovest (2019) di Enza Negroni, narrato da Manuel Agnelli.

Attorno a lui si raccoglie il gruppo della Fling’s Company, soci che l’invito all’inaugurazione elenca per nome di battesimo, uno dopo l’altro, come si fa tra amici: tra loro l’ingegnere Vladimiro Pelliciardi, responsabile della programmazione jazz, Giorgio Casali ai bar, lo stesso Vendruscolo per l’immagine. All’esterno opera la cooperativa Altercoop di Marco Giovetti, che fornisce servizi, personale e affissioni. L’invito originale all’inaugurazione, martedì 22 ottobre 1985 ore 21,30, firma la serata con Fling’s Company e Studio Tuono. Alla prima serata si presentano quasi 3.000 persone a fronte di 1.500 inviti, e la Repubblica battezza il locale “tempio del rock bolognese”.

Una programmazione per ogni sera

La formula del Q.BO’ prevede concerti rock, folk e jazz, serate di discoteca a tema, dibattiti politici e teatro-cabaret. Il cartellone jazz curato da Pelliciardi con Alessandro Sirna parte il 23 ottobre 1985 con il Don Pullen & George Adams Quartet e porta a Bologna, tra gli altri, la Sun Ra Arkestra, Don Cherry con i The Leaders, la Lester Bowie Brass Fantasy, John McLaughlin, l’Astor Piazzolla Quintet e John Lurie con i Lounge Lizards.

Il ritmo dei live ha pochi paragoni in Italia: in media due concerti a settimana, uno rock e uno jazz, per tutta la vita del locale. Sul fronte rock e new wave passano dal palco di Via Valparaiso Minimal Compact, The Cramps, Marc Almond, Alex Chilton, The Damned, Cocteau Twins, Wall Of Voodoo, Test Dept, Carmel, Tom Verlaine, The Mission, The Men They Couldn’t Hang, i Litfiba in doppio passaggio, gli Avvoltoi, i Tribal Noise e i Died Pretty, in concerto il 22 dicembre 1986. Di casa sono gli Skiantos del loro vate Freak Antoni, presenza ricorrente sul palco di casa bolognese. La programmazione allarga poi lo sguardo oltre il rock: Manu Dibango, Burning Spear per il reggae, David Sanborn, Ivano Fossati. Il censimento dei concerti, ricostruito incrociando i programmi originali del locale con le fonti online, conta decine di date verificate tra il 1985 e il 1987.

Le notti del Q.BO’

I programmi originali del locale raccontano una settimana con una sua liturgia. I Mercoledì del Q.BO’ nascono nel 1985 con le musiche presentate da Massimo Siddi e Dedu, accompagnate da film come Il gabinetto del Dottor Caligari e Metropolis. Passano poi a Ricci e Devil; Ricci diventerà uno dei protagonisti della techno italiana dopo l’incontro con i Datura. La coppia che firma tutta la storia del locale nasce da subito: già nei fine settimana del 1985 Siddi è in console con Roberto Rodriguez, per tutti Pappa. I programmi del 1987 fotografano la formazione stabile: Siddi il giovedì, Rodriguez il venerdì, i due insieme il sabato. Nelle serate con i live la musica riprende dai piatti a fine concerto, con il DJ scelto in base al genere della serata.

Quando i live mancano il rito viene dritto dalla storia dell’edificio: la cabina di proiezione dell’ex cinema è ancora funzionante e il Q.BO’ ha ereditato anche Vinicio, il suo cineoperatore. La serata si apre con un film, prosegue con i DJ e si chiude con lo stesso film d’inizio, proiettato fino all’alba. I programmi annunciano le chiusure con Il ritorno dello Jedi, Ghostbusters, Blade Runner.

Il mercoledì 4 febbraio 1987 il palco ospita Bill Carpenter & The Jack Daniel’s Lovers, la band nata proprio al bancone del Q.BO’: è Vendruscolo a volere il Jack Daniel’s al posto del Four Roses, e da quel whiskey Luca Parmeggiani prende il nome del gruppo.

L’ecosistema creativo del locale va oltre la musica: la serata del 4 febbraio affianca al concerto performer, sculture, video e fotografia, mentre l’8 maggio 1987 Lucio Angeletti presenta il live action painting “La notte ci coglie sempre di sorpresa”.

La chiusura e l’eredità

Il Q.BO’ chiude a metà 1987, travolto da difficoltà economiche e dal conflitto con il vicinato, esasperato dal traffico notturno e dal rumore di un pubblico che ogni sera conta migliaia di persone. Il locale paga il proprio stesso successo, insostenibile in un quartiere residenziale.

L’eredità è immediata e duratura. Già nell’estate 1986 il Q.BO’ aveva inventato il FreeGò, la sua estensione estiva al Parco Cavaioni, a ingresso gratuito. Seguiranno l’AFA a Villa Serena e il Made in Bo. Nel 2017 Vladimiro Pelliciardi dona 29 manifesti del suo archivio personale sul Q.BO’ alla Fondazione Gramsci Emilia-Romagna. È il riconoscimento del valore storico di un’esperienza durata meno di due anni e rimasta un punto di riferimento nella memoria musicale di Bologna.

I Condotti che si aprono da Q.BO’

  • FreeGò
  • Garage Club
  • Made in Bo
  • Skiantos
  • Roberto Bozzetti aka Pappa

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