giu 18 2012
I Classici di Radio Atlantide: Pete Shelley – Homosapien (elongated dance party dub mix)
Forse Pete Shelley non ha cambiato il corso della musica ma certamente ne ha condizionato il percorso. È naturale poi, che se diciamo “musica”, intendiamo la “nostra musica”.

Pete Shelley - Homosapien
Pete Shelley è già importante con i Buzzcock, altrettanto e forse di più, lo sarà da solo.
Con i Buzzcocks, il punk si “apre” al pop e se contiamo oggi quante band si presentano sotto la bandiera del “pop punk“, si capisce quanto siano stati determinanti; la carriera solista di Shelley però, era già iniziata ben prima dell’avvento del punk, nel 1974 con un album di elettronica sperimentale che vedrà la luce solo nel 1979. Yen Sky, il titolo di quel lavoro, era già il presagio di quel suo percorso personale, di come elettronica e chitarra potevano incontrarsi e stare insieme perfettamente, così come accadde con Homosapiens.
Homosapien, qui nella versione allungata per il dancefloor, è il primo singolo post-Buzzococks, singolo che vede ancora la presenza di Martin Rushen – produttore che aveva accompagnato i Buzzcocks dopo l’uscita di Howard Devoto all’indomani della pubblicazione di Spiral Scratch, lavoro fondamentale per la discografia indipendente – e che, appunto coniuga il primo interesse di Shelley per l’elettronica spostando il focus dalla chitarra ai sintetizzatori.
Il pezzo ha un successo enorme – beh, ti credo, è fantastico – nonostante l’embargo della BBC per l’esplicito riferimento all’omosessualità – Pete Shelley parlerà della sua bi-sessualità, cosa che non lo aiuterà di certo negli ambienti conservatori della radio di stato inglese – entra nelle playlist dei DJ di tutta Europa e Stati Uniti e fa il suo ingresso anche nelle classifiche americane.
Forse Homosapiens non ha cambiato la storia ma certo ne ha condizionato il percorso, basti pensare al solo Martin Rushent che dopo Pete Shelley, produrrà quell’enorme successo planetario che fu Dare degli Human League.












