La Musica è Ibrida [cit.] Massimo Siddi per Radio Atlantide “spiega” il Pumapardo.

Una provocazione tra il serio e il faceto per Radio Atlantide.





Lo dico subito così ti do la possibilità di scegliere lo spigolo di muro che preferisci: “La Musica è Ibrida! [cit.]“. Ok, dai ora posso continuare a scrivere queste righe dove in realtà vorrei raccontare una storia, che smonta questo assunto dell’ibridazione come se fosse un’auto ma anche lo conferma.

Ibrida, la musica lo è sempre stata così come l’arte in genere; non può che essere così, se l’arte nasce dall’urgenza espressiva dell’artista, è inevitabile che prima o dopo abbia cominciato ad innestarsi a mezzi e forme diverse tra loro. Ma forse è il caso di mettersi d’accordo su cosa significa ibrido e tutto ciò che ne viene associato.

Secondo Wikipedia, “ibrido è un individuo generato dall’incrocio di due organismi che differiscono per più caratteri, che nell’ambito delle scienze biologiche ha differenti significati”; per esempio nel mondo animale, il Tigone è l’incrocio tra un maschio di tigre e una leonessa. La Ligre tra un maschio di leone e una femmina di tigre, il Pumapardo è un incrocio tra un puma e un leopardo. Ora, a parte la tristezza di crescere e sentirsi chiamare Pumapardo, mi pare ovvio che se definiamo ibrido un qualche cosa è perché ci stiamo riferendo a qualcosa di nuovo, di inedito. Il Leopone cioè, non è un leopardo e neppure un leone, è un’altra cosa; è solo uno sfigatissimo Leopone a cui si spera non serva uno psicologo per le sue crisi d’identità, perché se sei un Leopone un qualche casino in vita ti capita.
La Toyota invece, a cui spesso vado a rubare il claim riferendolo alla musica, nonostante sia elettrica e a benzina o diesel, è e resta un’automobile, non è un inedito mezzo per muoversi sulle strade.

Pumapardo nello zoo di Amburgo, in Germania (1904)

Perciò se diciamo che la musica è ibrida, quando è vero e quando invece, utilizzandolo in maniera impropria, vediamo il nostro più caro amico cercare uno spigolo contro cui sbattere la testa?




La musica ha sempre preso elementi di genere e stile diversi tra loro per fonderli, magari a volte in modo molto scolastico, quasi nozionistico ma comunque sempre con l’intenzione a creare nuovi generi. Quando poi ha incontrato il video, è vero che molti lo hanno inteso come un veicolo promozionale fine a se stesso, o comunque a traino del singolo o dell’album audio, ecco aprirsi tra le menti più geniali e meno asservite alle sole logiche del mercato, un mondo nuovo dove poter spingere la propria arte verso soluzioni diverse, non ancora conosciute.

 

Vi ho parlato di Jonna Lee nelle settimane passate che indifferentemente usa lo pseudonimo di ionnalee oppure di iamamiwhoami per le sue creazioni audiovisuals; difficile dire se sono canzoni o film, certo è che separati non fanno lo stesso effetto. E lo stesso lo possiamo dire di progetti come Symbion Project che con Bloodthirsty portano in una dimensione a 360° la musica, il teatro, il balletto.

 

 

Nel mondo dei media, si dice hybrid quando la Radio, ad esempio, la trovi in FM, sul DTT, il DAB+ e sulla rete, se cioè sviluppa quella forma di trasmissione che da alcuni è chiamata radiovisione, mentre altri utilizzano il termine visual radio. A mio parere è come parlare di Sally di Rita Bellanza, non è hybrid radio ma sempre e solo radio, dove però vedi due con le cuffie in testa che parlano mentre tentano di non mettersi le dita nel naso tra un disco e l’altro con gli addetti ai lavori che commentano su quale sia la marca del microfono.



Come ho scritto in un mio articolo per Newslinet.it presentando Il Loft, questo sì, un bel progetto ibrido di informazione e intrattenimento, quello a cui assistiamo oggi come oggi, è una migrazione di hardware, di ferro come in una iron age norrena, visto che al momento di idee, di software se ne vede e sente molto poco.

Difficile dire se gli editori radiofonici o dell’informazione, i musicisti o i videomaker, riusciranno a cogliere la differenza che passa tra una interpretazione – del mezzo in questo caso, del ferro –  con un uso dello stesso in chiave espressiva, dando cioè spazio alla personalità del conduttore o in qualsiasi altro modo lo vogliamo chiamare, alla sua capacità di creare contenuti, elaborarli in un pensiero critico per condividerli anche nel senso social del termine, con chi ascolta/vede in un’esperienza sensoriale nuova che non è radio, non è TV, non è niente di quello che era prima di trasformarsi in un Pumapardo.




Massimo Siddi

Una vita dedicata alla radio e al mondo dell’intrattenimento e spettacolo.
Esordisce giovanissimo nel 1977 in una piccola radio del bolognese (Radio Centrale International) per poi entrare a far parte di molte importanti radio locali bolognesi e non come Radio PlayStudio, Ciao Radio, Punto Radio Bologna, LatteMiele l’Italiana, Radio Malibù, MondoRadio Network, Radio Bologna Uno, Radio Città Fujiko 103.1.
È stato uno dei DJ del mitico Q.BO’ di Bologna, primo locale multimediale in Italia che ha preceduto e influenzato la scena “clubbing” degli anni ’90.
Da sempre alternativo al modo “classico” di proporsi in radio, affronta le sue trasmissioni sempre e solo in modo espressivo.
Chi lo ascolta in radio, sa che se un disco è nuovo, prima lo suona lui.

Fondatore di Radio Atlantide, autore e conduttore de LNWSI La New Wave Sono Io! in onda su Radio Atlantide e in FM su Radio Città Fujiko 103.1 di Bologna. Redattore per Newslinet.it

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