Lo confesso, non è bello da dire ma non posso tenerlo dentro per sempre: l’ultima settima l’ho passata con continui rigurgiti psichedelici! Credo effetto dell’ultimo virus “ultraindipendente” contratto in un recente viaggio musicale nel sud-est asiatico.
La Dengue Fever, è questo il nome del famigerato virus, è trasmessa dalla puntura di moscerini del genere Aedes. Febbre alta, mal di testa, dolori muscolari ed articolari, nausea, vomito i principali sintomi…
Insomma uno schifo di situazione però, perché c’è sempre un però, se contraete quel particolare ceppo proveniente dalla California tutto cambia. Il dolore si trasforma in irrefrenabile voglia di agitarsi ovunque in un ritrovato senso di psichedelica euforia. Condizione questa che personalmente non provavo dal ‘87 p giù di lì, rinnovata oggi da un incredibile gruppo che si colloca a metà strada tra la Cambogia e Los Angeles, i Dengue Fever appunto.
Il gruppo esce in questi giorni con un nuovo album “Venus on Earth” che si candida indubbiamente per le più alte posizioni delle classifiche indie, su UltraIndipendentzia! sicuramente.
Questa rubrica non esisterebbe se ora non vi consigliassi di lasciar perdere quello che state facendo per mettervi immediatamente all’ascolto o alla ricerca dei brani di “Venus on Earth“; non ve ne pentirete perché non appena entrerete in contatto con i Dengue Fever, il mondo vi apparirà sotto una nuova luce, o forse sarebbe meglio dire, lo ascolterete in un mix di pop-rock californiano e musica popolare cambogiana.
Come era già accaduto con i Datarock, anche i Dunque Fever sembrano usciti da uno scontro frontale, questa volta tra i Beach Boys e chissà quale star popolare cambogiana; avrebbero potuto essere la perfetta colonna sonora di “Apocalypse Now” nella mitica scena in cui Robert Duval annusa l’aria colma di napam.
La verità è che la musica dei Dengue Fever tra ispirazione dalla musica scritta in Cambogia durante la guerra del Vietnam per poi essere rielaborata attraverso tutte le influenze che si sono succedute nel tempo dentro al gruppo.
“Venus on Earth“, che arriva dopo “Escape From Dragon House“, l’album uscito nel 2005 altrettanto bello e da cercare, contiene 11 canzoni tra le quali “Seeing Hands” brano “inzuppato” nella psichedelia più allucinante che si possa immaginare e che abbiamo scelto come nostra preferita.
Insomma, se siete in debito di emozioni, dimenticate i vaccini e lasciatevi penetrare dalla Dunque Fever, altro che “Alice nel Paese delle Meraviglie“!


